Toti tui

“In fondo all’anima, tuttavia, essa attendeva un avvenimento. Come i marinai che si sentono perduti, essa volgeva di qua e di là degli sguardi disperati, cercando in lontananza qualche vela bianca tra le nebbie dell’orizzonte. Non sapeva che cosa aspettasse, quale caso; né da qual vento questo sarebbe portato, né a qual riva condurrebbe lei; se fosse scialuppa o bastimento grande, se carico d’angosce o pieno di felicità fino alle murate. Ma ogni mattina, appena sveglia, incominciava a sperare che sarebbe venuto quel giorno; e ascoltava tutti i rumori, si alzava di soprassalto, si stupiva che non capitasse nulla; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava di esser già al domani” .

Non conosco una descrizione migliore dello smarrimento della vita quotidiana e della nostra natura mendicante, di questo ritratto di Emma Bovary. Dissipiamo giornate, mesi e anni, dissipiamo giovinezze, maturità, esistenze aspettando la nave della nostra vita sulla spiaggia sbagliata o – peggio – perdendo mille volte l’appuntamento col Destino per non sapere o voler riconoscere l’Atteso/a. O imbarcandoci per fretta o per disperazione o per superficialità su un naviglio sbagliato, che porta fuori rotta e alla deriva.

Dacché – per grazia – sono stato trovato, e poi perduto e ritrovato mille volte ancora, e abbracciato ogni volta più forte, mi sembra che tutti i porti e tutti i moli siano quelli giusti; e che tutti i volti in attesa o alla ricerca di qualcuno, dischiudano per me i loro segreti destini, le loro storie; e che tutti gli angoli del porto rivelino l’atteso arrivo, l’abbraccio desiderato, la possibile felicità. Meglio: che rivelino Colui che non si stanca mai di arrivare per chi lo attende e di mendicare il suo abbraccio. Basta tenere gli occhi aperti e il cuore desto. Basta riconoscerLo, magari sotto sembianze impreviste. In un incontro casuale, su un molo che non credevi potesse riservarti una simile sorpresa: la Bellezza, il senso della vita, il Destino. “Al Senatore Onesimo Sanchez mancavano sei mesi e undici giorni a morire quando incontrò la donna della sua vita. La conobbe nel Roseto del Viceré, un paesetto illusorio che di notte era una darsena furtiva per le navi d’altura dei contrabbandieri, e invece in pieno sole sembrava il cantuccio più inutile del deserto, davanti a un mare arido e senza rotte, e così discosto da ogni cosa che nessuno avrebbe sospettato che lì vivesse qualcuno capace di far deviare il destino a qualcun altro” .

Dopo aver letto l’incipit di questo racconto di Garcia Marquez ho sempre pensato che il Roseto del Viceré sia la vita quotidiana, che pare “il cantuccio più inutile del deserto” (ove però ha luogo) il “corpo a corpo” che ognuno di noi ha ingaggiato col suo destino.

Destini umani, ma abbracciati dallo sguardo divinamente amoroso di Dio, che in Gesù Cristo si è fatto presenza umana, dolce e potente.

Tante storie, struggenti o drammatiche, belle, dolorose e toccanti, che raccontano questo tempo che grida per le doglie del parto, questo tempo conteso fra la vecchia creazione (inquinata dalla morte e dal Male) e la nuova creazione, la vita che non finirà, quando ogni lacrima sarà asciugata dal nostro volto.

… un bambino, viveva a Desio, in Brianza, dov’era nato. Era ancora buio, quel giorno, solo all’orizzonte si poteva cogliere qualche segno dell’aurora. Lui uscì di casa tenuto per mano dalla madre per andare con lei alla prima messa. La donna, una povera madre intrisa di sapienza cristiana, in quell’immenso silenzio della campagna lombarda, se ne uscì con un’esclamazione spontanea che si scolpì letteralmente nel cuore del figlio: “Com’è bello il mondo! E com’è grande Dio!”. 

… in questa notte ancora fredda e pungente d’inizio millennio, che fa intravedere le luci dell’aurora, come i bambini indicatici da Gesù impariamo anche noi ad accorgerci di quanto è bello il mondo, come è grande Dio, com’è immenso il Suo operare, come sono commoventi i segni della Sua presenza fra noi, piccoli mortali trafitti dal raggio della Grazia.

Che la gratitudine ci scoppi dentro al cuore: l’attesa della sera, ormai, profuma di speranza.

 
(libera riduzione da: www.antoniosocci.it)

Commenti su: "I segni commoventi della presenza del Regno" (2)

  1. vincenzo ha detto:

    ciao…..xò nn si puo negare quanto sia piena d controsensi la religione cristiana…nessuno è mai riuscito a risp in modo esauriente alle mie domande..bah…poi nn so devi ammettere ke la chiesa è qll ke è!è piena d persone false purtroppo…pochi sn veri…è anche piena d ladri!!!p.s.cm mai nella bibbia c\’è scritto ke il sole gira intorno alla terraqst è una domanda elementare uno dei numerosi controsensi…se la bibbia è il libro mandato da Dio Lui mica fa qst errori..alla prossima vincenzo

  2. vincenzo ha detto:

    ciao…per prima cosa:ma di ke foto parli???quella cn lo spinello??ma è finto…io odio il fumo e anche ki fuma!!!era una foto x ridere…cmq grazie d aver risp…ho altre 2 domande ke nn so se riesco a fartele bene…c porvo:(nn sono chissà ke…)-se Dio e Gesù sn la stessa cosa xkè Gesù qnd viene ucciso dice:"Padre perdonali x qll ke fanno??"se lo dice da solo??-le crocifissioni nn andavano fatte cn i chiodi,ma bensì le "vittime" venivano legate(manoscritti del quamràn x esempio:"maestro d giustizia appeso vivo nel legno"),allora xkè quando Gesù risorge fa vedere i buchi nelle mani???è un espressione simbolica??qst domande saranno anche un pò stupide ma le altre erano troppo complicate da scrivere…

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