Toti tui

Archivio per gennaio, 2006

“Ecco, io sto alla porta…”

 

La porta

C’è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa ad una porta pesante e robusta.
Quando il quadro fu presentato per la prima volta ad una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso. ‘Nel suo quadro c’è un errore. La porta è senza maniglia!’.

‘Non è un errore’ rispose il pittore ‘quella è la porta del cuore dell’uomo. Si apre solo dall’interno’.

(Bruno Ferrero)

 

 

 

 

 

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O Bellezza tanto antica antica e sempre nuova, io ti cerco…!

1. Arte come metafora della santità

L’espressione artistica porta con sé la tensione alla perfezione, la gioia della realizzazione, la fatica della conquista dei risultati, una forte esperienza di gratuità, porta in sé una certa nostalgia per le cose sempre più belle e perfette, l’emozione, la gioia della condivisione, il desiderio di progredire. Di fronte ad un’ opera d’arte si compongono talento, bellezza, gioia, fatica, quotidianità, gratuità, armonia. Un’opera d’arte non sai mai come viene, si lavora con passione e poi a volte l’artista si stupisce di se stesso… E’ la metafora della vita, e in particolare di una vita che tende alla perfezione, che tende alla santità.

‘Voi artisti abituati a modellare le più diverse materie secondo l’estro del vostro genio, sapete quanto somigli alla fatica artistica lo sforzo quotidiano di migliorare la propria esistenza. Tra l’arte di formare se stessi e quella che si esplica nella trasformazione della materia c’è una singolare analogia.[…] Vi invito a praticare la stupenda ‘arte’ della santità. Se essa dovesse sembrare troppo difficile, vi sia di conforto il pensiero che in questo cammino non siamo soli: la grazia ci sostiene anche attraverso quell’accompagnamento ecclesiale, con cui la Chiesa si fa madre per ciascuno di noi, ottenendo dallo Sposo divino sovrabbondanza di misericordia e di doni.’ (Giovanni Paolo II al Giubileo degli artisti) .

 

2. Bellezza come via di accesso a Dio

‘L’arte tocca tutte le dimensioni della nostra esistenza. Nello spirito dell’artista, in particolare, Dio si lascia intravedere attraverso il fascino e la nostalgia della bellezza. Se si è capaci di scorgere nelle molteplici manifestazioni del bello un raggio della bellezza suprema, allora l’arte diventa una via verso Dio, e spinge l’artista a coniugare il suo talento creativo con l’impegno di una vita sempre più conforme alla legge divina.’ (Giovanni Paolo II al Giubileo degli artisti).

‘L’arte continua a costituire una sorta di ponte gettato verso l’esperienza religiosa. In quanto ricerca del bello, frutto di un’immaginazione che va al di là del quotidiano, essa è, per sua natura, una sorta di appello al Mistero. Persino quando scruta le profondità più oscure dell’anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l’artista si fa in qualche modo voce dell’universale attesa di redenzione’. (Lettera del Papa Giovanni Paolo II agli Artisti,1999).

 

3. Vita come capolavoro

‘Non tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine. Secondo l’espressione della Genesi, tuttavia, ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita: in un certo senso, egli deve farne un’opera d’arte, un capolavoro’. (ivi).

Non dimentichiamo quel bellissimo episodio che ha come protagonisti d. Bosco e Domenico Savio nel loro primo incontro. Scrive d. Bosco: ‘Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la grazia divina aveva già operato in cosى tenera età. Dopo una conversazione alquanto prolungata, mi disse queste precise parole:

– Ebbene, che gliene pare? Mi condurrà a Torino per studiare?

– Eh, mi pare che ci sia una buona stoffa.

– A che puo’ servire questa stoffa?

– A fare un bell’abito da regalare al Signore.

– Dunque io sono la stoffa; lei ne sarà il sarto; dunque mi prenda con sé a fare un bell’abito pel Signore’.

La vita di Domenico Savio che ricorderemo anche in questo evento, si è rivelata un vero capolavoro di Dio .

 

4. La ‘bellezza’ che salva

‘I Padri a conclusione del Concilio Vaticano II hanno rivolto agli artisti un saluto e un appello: ‘Questo mondo – hanno detto – nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza, per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione ‘.

Scrive un noto poeta polacco, Cyprian Norwid: ‘La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere’. Di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all’orizzonte. Grazie ad esso l’umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che ‘la bellezza salverà il mondo’ (F. Dostoevskij, L’Idiota). La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non puٍ appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant’Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: ‘ Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!’.

I vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a quell’Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia.’ (Lettera del Papa Giovanni Paolo II agli Artisti 1999).

 

In sintesi…

Tutti i ragazzi hanno esperienza della gioia che si prova nella musica, nella danza, nel canto, nello sport e in tutte le espressioni artistiche. I workshop vogliono essere un’occasione bellissima per cogliere questa straordinaria dimensione della vita che a volte ci sfugge ma che per noi è un insostituibile indicatore di santità.

 

‘I molteplici sentieri dell’arte possano condurre tutti a quell’Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia’. (Giovanni Paolo II).

 (da: www.donboscoland.it)

 

 

La vita è un dono

5 min. di VIDEO, per sorridere alla vita e… ringraziare…
 
 
 
 

Canceling the life (2)

premetto che io sono in modo assoluto contro l’aborto.
mi colpisce la mia totale ignoranza su questo argomento, sull’aborto di molte, troppe madri nei confronti di 500mila bimbe…
mi chiedo come sia possibile che una cultura "imponga" una selezione non naturale di questo genere, e la risposta di massa ottenuta con la morte stroncata ancor prima della vita vera e propria.
da cattolica non conosco il parere della chiesa riguardo lo spirito nel feto della madre, ma ritengo che già nel momento del concepimento noi tutti già abbiamo un’anima…
ora lancio una provocazione: non è che queste donne abortiscono perchè non vogliono far passare le stesse pene alle figlie?? stroncano la vita sul nascere per non farle soffrire come han dovuto far loro?? abortiscono perchè han paura che anche alle nasciture toccherà la stessa maledetta sorte??
con la speranza di risparmiare loro una pena, spezzano le loro ali…

 

11 gennaio 10.41.09

Pubblicato da: solounpensierostupendo http://spaces.msn.com/members/burrocacao/

 

 

Canceling the life…

India

In 20 anni 10 milioni di bimbe abortite. Immaginate una grande città – ma solo di bambine. Una città di 500 mila bambine. Una città così viene annientata prima che nasca, ogni anno in India: aborto selettivo, ma solo di femmine…

 

Immaginate una grande città – ma solo di bambine. Una città di 500 mila bambine. Una città così viene annientata prima che nasca, ogni anno in India: aborto selettivo, ma solo di femmine. Non valgono quasi nulla, in quella cultura; e da quando, all’incirca vent’anni fa, la tecnologia occidentale ha diffuso anche laggiù le ecografie, rendendo largamente accessibile la determinazione del sesso del nascituro, modernità e antica misoginia si sono unite in un connubio spaventevole: non solo aborto, ma aborto mirato delle femmine. Fotografate, individuate e scovate nel ventre delle madri, che invece che difendere le figlie sono state disposte a sacrificarle: meglio un maschio, piuttosto, più accetto al padre, e alla società. Meglio un maschio: e quell’immagine scattata nel buio del grembo, è una condanna. L’aborto selettivo, pure vietato dalla legge indiana dal 1994, secondo la ricerca pubblicata dall’ultimo numero di Lancet avrebbe cancellato in vent’anni 10 milioni di femmine. Un’infinita serie di città di bambine. E con loro, le figlie che forse avrebbero voluto, e che mai nasceranno.

Accanto a questo paese scomparso, a questo paese di fanciulle annientata, colpisce però un altro dato dei due ricercatori indiani, riportato da Lancet. Che l’aborto delle figlie femmine sarebbe molto più frequente, cioè, fra le donne istruite che fra quelle delle classi basse. È un dato che pare destinato a invalidare tutto quanto potrebbe essere prevedibilmente scritto sul rapporto tra questa tragedia e analfabetismo e ignoranza femminili in India. Proprio le più colte, quelle che sono andate a scuola, davanti all’ipotesi di una figlia femmina più facilmente dicono di no. Non ‘no’ a un figlio, comunque, ma ‘no’ a una figlia, perchè è una bambina. Perchè già in quell’ombra sfuggente che è un’ecografia rivela che sarà una donna; e dunque, simile a sua madre. E la madre, per quella promessa di affinità, si chiude nel più definitivo dei rifiuti: come me, no. Meglio che tu non nasca. Quale totale assenza di prospettive e di speranze, quali umiliazioni possono portare a un così collettivo non volere proseguire se stesse, come se essere donna fosse una sorte triste, da evitare a chi viene come un maligno destino? Bastano, la povertà e la sovrappopolazione indiana, a spiegare tutto questo, quando altri popoli altrettanto poveri non sono arrivati alle stesse conseguenze? O la spinta della cultura occidentale verso il controllo demografico forzoso e la sterilizzazione del Terzo Mondo non trova, in fondo, certo non ammesso, nell’aborto selettivo femminile il vertice della sua logica? Si sterilizza un popolo, non facendone nascere le figlie.

La natura, da parte sua, in quasi ogni angolo del mondo prevede un rapporto singolarmente e fisso tra maschi e femmine. Le femmine sono sempre un po’ più numerose, come per un vantaggio previsto a favore di chi dà la vita. La natura ci tiene, cocciutamente, a che la vita continui. Per questo, mantiene certi suoi precisi parametri. In India, per la prima volta da millenni, questo parametro è stato bruscamente alterato. Venti città scomparse. Annullate. E tutte di bambine. Individuate, e strappate via prima ancora di nascere. Né figlie, né madri mai più di nessuno.

 

 

(da: MARINA CORRADI, in: http://www.donboscoland.it/, "Attualità" – Genn. 2006 – cfr. anche: evesindia.indiainfo.com/…/ amniocentesis.html) (le persone maggiorenni di età possono scegliere di cliccare o meno, in tema di aborto procurato, il link seguente: http://hispanicsforlife.suite550.com/dura_realidad/view.php?l=en – AVVISO: la crudezza delle immagini non impedisca di rivolgere a Dio, autore della vita, una preghiera in riparazione dei terribili peccati compiuti, e che verranno compiuti, dagli esseri umani al riguardo)

 

 

 

 

QUI TRASFERIRO’ I VOSTRI COMMENTI su Chiara Luce

Commento n. 1:
 
Grazie 08 gennaio 0.27.59   

Pubblicato da: CattolicoPerGrazia (http://spaces.msn.com/members/CattolicoPerGrazia/)

 

 
Commento n. 2:………………………………………..
 
etc.
 
CORAGGIO!
 
 
 

“Se loro, perché non io?” – “Cosa?”. La santità, of course!

L’essere santi non è un privilegio di pochi, ma una meta per tutti, senza limiti di età o condizione sociale; i giovani in particolare, seguiti dagli adolescenti e dai ragazzi, non sono mai mancati nella storia della Santità Cristiana; anche se per un lungo periodo, la Chiesa non ha preferito proclamare santi o beati dei fanciulli o adolescenti.
Poi questa preclusione è venuta meno e tanti giovani e ragazzi sono saliti o stanno per salire all’onore degli altari, inoltre le cause in corso hanno subito un’accelerazione; ne citiamo alcuni:
Servi di Dio: Silvio Dissegna 12 anni di Moncalieri (TO); Aldo Blundo 15 anni e Francesco M. Castelli, 19 anni, barnabita, di Napoli; Angela Iacobellis 13 anni di Napoli; Girolamo Tiraboschi, novizio camilliano di Cremona; Giuseppe Ottone 13 anni di Torre Annunziata (NA); venerabili Maggiorino Vigolungo 14 anni, aspirante Paolino di Benevello (Cuneo); Mari Carmen Gonzalez-Valerio 9 anni spagnola; i beati Giacinta Marto 10 anni e Francesco Marto 11 anni, veggenti di Fatima in Portogallo; beato Nunzio Sulprizio 19 anni di Napoli; beato Pedro Calungsod di 18 anni, martire filippino; beati David Okelo 16 anni e Gildo Irwa 12 anni, martiri ugandesi; beata Laura Vicuña 13 anni cilena; san Domenico Savio 15 anni, oratoriano di don Bosco; santa Maria Goretti 12 anni di Nettuno (Latina), il portoghese Fernando Calò di 17 anni, il seminarista reggiano Rolando Rivi, di 14 anni, Zeffirino Namuncurà, argentino, 19 anni ecc.
Velocemente, i nomi di santi adolescenti e martiri dei primi tempi cristiani: s. Tarcisio, s. Vito, s. Pancrazio, s. Agata, s. Agnese; a questo incompleto elenco, si aggiunge la miriade di ragazzi e fanciulle che, dopo la loro morte, hanno lasciato una scia luminosa, tanto da meritare di essere additati come ‘testimoni della fede anche per il nostro tempo”.

Loro, mi hanno fatto sapere di inserire un link che, se avrete il coraggio di cliccare, procedendo passo passo sino alla fine, vi consentirà di fare conoscenza con una ragazza dei nostri giorni davvero speciale, Chiara Luce, 19 anni.

Allacciate le cinture e … VIA!
 
“Non posso più correre… però vorrei passare ai giovani la fiaccola, come alle Olimpiadi.  Essi hanno una vita sola e vale la pena viverla bene”      Chiara Luce
 
 
 

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