Toti tui

 Testimonianza di Laura, 34 anni, milanese, pubblicata sul bollettino parrocchiale a fine gennaio. Dopo aver incontrato una famiglia che ha sostenuto moralmente e spiritualmente il suo impegno ad uscire dal tunnel dove viaggiava da quasi 10 anni, è tornata a partecipare all’Eucaristia e a fissare gli occhi nello sguardo di Gesù…

E’ da poco che mi sono trasferita in questa zona, è da poco che ho ricominciato a frequentare la Chiesa. Uno dei motivi per cui mi ero allontanata è che “non vedevo più bene”. Nel senso che non andavo in Chiesa per incontrare Lui, ma per un senso del dovere (potrei dire).
E penso che ciò non sia capitato solo a me.
Considerare l’andare a Messa non come un Incontro, ma come un’abitudine, fa parte di un’educazione ricevuta.
Non dovrebbe essere così!
L’invito centrale del Vangelo, la missione, non può essere adempiuto se non partendo dalla comunione con Gesù, dall’Eucaristia, che ci fa uno tra di noi e ci dona il coraggio della testimonianza al Vangelo nei nostri ambienti di vita. E dalla preghiera incessante dei “due o più riuniti nel Suo nome”.
Si diventa evangelizzatori in famiglia, per le strade, negli ambienti di lavoro e di svago se, acceso nel cuore dallo Spirito il fuoco della Parola ascoltata con amore nella Santa Messa, esso poi divampa nella pratica della vita quotidiana.
Papa Giovanni XXIII, Madre Teresa di Calcutta, seguendo il Maestro come discepoli fedeli, hanno capito il significato della Parola e hanno cercato nelle strade, nei bassifondi dell’umanità, il fratello smarrito, il carcerato, il solo, il povero, l’ammalato. Hanno cercato Gesù.
E noi? La domanda rivolta a me personalmente: “Che cerchi?”, trova nel mio cuore l’eco che ebbe sulle labbra di Giovanni e Giacomo: “Maestro, dove abiti?”.
Quello che dovrebbe animarci, una volta accolto il Vangelo nelle nostre giornate, è il desiderio di emulare Cristo, facendoci come Lui servi. Non basta la beneficenza.
E’ utile anche quella, ma non è quello che ci viene chiesto. Quello che la Parola richiede al cristiano è di mettersi in gioco, di donarsi completamente all’altro.
Ognuno è impegnato in mille cose: famiglia, lavoro, studio. Non per questo siamo tenuti a ignorare il nostro vicino, a disinteressarci del quartiere in cui viviamo, ad evitare la fatica.
Una volta usciti dal tempio di mura, inizia la sfida con noi stessi e la tentazione di assecondare il nostro comodo.
Testimoniare la nostra fede significa portare nel mondo, nella Milano che ci circonda la luce del Vangelo, la carità reciproca che ci viene versata in cuore dall’Eucaristia.
Coraggio, fratelli e sorelle! La più piccola e debole della nostra comunità cristiana vi invita a sintonizzare i nostri cuori su quello di Gesù che, anche per la nostra Milano infreddolita dalla scristianizzazione in atto, sempre di nuovo ci invita, dicendo ad ognuno e a tutti noi insieme: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” ( Luca 12, 49).
Milano, gennaio 2006

 

 

Commenti su: "Piccola, debole, ma cristiana" (1)

  1. Coraggio non temiamo Gesù è con noi!

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