Toti tui

All’altra riva

 

Serie Briciole 

XII domenica t.o. B

25 giugno 2006

Gb 38,1.8-11

2 Cor 5,14-17

Mc 4,35-41

LETTURA

 

 

Il testo (Mc 4, 35-41)


In quel giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».  

 

Momento di silenzio

 

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

 

 

 

MEDITAZIONE

 

Domande

 

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Perché non restare accanto a lui e vegliare il suo sonno invece che ascoltare il vento che soffia? Il respiro sul cuscino fa pensare a un dolce sonno. Se nella nostra vita non recuperiamo la capacità di dormire in mezzo alle bufere di vento, noi perdiamo la bellezza del navigare per passare di turbamento in turbamento e soprattutto rischiamo di dimenticare che ciò che conta è che Dio è con noi, poco importa se dorma! La sua soave presenza è più potente di un vento che muove le onde…

 

Chiave di lettura

 

Ogni volta che nel nostro mondo interiore il sole tramonta e la stanchezza si fa sentire al nostro spirito, Gesù ci propone di passare all’altra riva. Quale riva? La riva della calma e della fiducia in lui. Questo “passaggio” è simbolico perché coinvolge tutto di noi, ci sbalestra e ci chiede una risposta nuova alla presenza di Cristo in noi. Lasciare la folla del nostro vissuto, potremo prenderlo sulla nostra barca, così come si presenta. Quale condizione migliore di questa? Avere Gesù sulla barca della propria esistenza! Ciò non toglie la tempesta, anzi, il suo stare con noi scatena bufere di vento capaci di gettare acqua in noi e di rischiare il naufragio. È incredibile come ogni volta che noi sentiamo il vento soffiare ci accorgiamo che Gesù dorme, addirittura sul cuscino, come nulla fosse. Non potrebbe un tale atteggiamento farci pensare che il pericolo non ci sia? Vuoi che non senta lui il vento, che non veda le onde, che non avverta il nostro sgomento? … l’inganno sta proprio qui. Nel fare attenzione più al rumore del vento che al respiro calmo del Cristo Signore che riposa in noi. Le nostre grida di angoscia non solo svegliano Gesù ma diventano un rimprovero nei suoi riguardi, quasi che il suo sonno sia indifferenza ai nostri bisogni! Una sola parola di Cristo placa il vento e rasserena le onde, una parola efficace che realizza prontamente quanto propone. Il mare e il vento obbediscono al Signore, noi discepoli non ne siamo capaci. Le nostre paure fanno impazzire la nostra fede. Se Cristo è con noi, nulla potrà accaderci di male, perché lui è la Vita e abita in noi. La perplessità di fronte all’evento di un vento e di un mare che ascoltano la voce del loro Signore somiglia di gran lunga alla nostra perplessità di fronte a Cristo. Quante volte dovremmo anche noi ci chiediamo: Ma chi è veramente Cristo per me? È il mio Dio oppure è uno che dorme?…

 

 

 

PREGHIERA

 

 

Frema il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne davanti al Signore che viene  (salmo 97)

 

 

 

 

CONTEMPLAZIONE

 

 

 

È sera. E il silenzio della notte che avanza mi fa pensare a questo ponte di buio che mi separa dal domani. Un ponte lanciato sull’alba che mi consente di non perdere nulla di ciò che è stato ma di portarlo con me, all’altra riva. Averti, mio Signore, è tutto ciò che spero ogni istante. Ma per averti non è sufficiente prenderti con me, tu mi chiedi di fidarmi, di starti accanto, di non pretendere di pensare a risolvere lì dove l’ultima parola può essere solo la tua.

A me il riconoscerti, Signore, nei vuoti di amore delle mie giornate: quel vuoto, quel fallimento, quella gaffe, quella paura, quel buio sei Tu, crocifisso e abbandonato. Il riconoscerti e abbracciarti, affinché Tu, il risorto, mi possa abbracciare…

Allora, il tuo sguardo, la tua voce e il tuo sorriso comanderanno ai venti e alle onde della mia vita in tempesta.

E in Te ritroverò la Pace…

 

 

 

Comunità monastica di Cerreto GR –  monastero@januacoeli.it

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