Toti tui

QUARANT’ANNI ORSONO…

 

Nella finale, l’allenatore della Germania Ovest, Helmut Schön, sapeva esattamente chi era l’uomo più pericoloso dell’Inghilterra e lo fece marcare dal giovane, ma abilissimo, Franz Beckenbauer. Quando Bobby attaccava, Franz difendeva, e quando Franz attaccava, Bobby rimaneva incollato a lui. Il fatto che né Charlton né Beckenbauer abbiano segnato, e che le due squadre siano rimaste bloccate sul 2-2 dopo 90 minuti di gioco, è attribuibile alla lotta epica che ebbe luogo tra i due leggendari centrocampisti.

Il punteggio finale di 4-2 indicherebbe che, al tirar delle somme, come disse Beckenbauer, "l’Inghilterra ci sconfisse nel 1966 perché Bobby Charlton era un po’ meglio di me".

La nobiltà del grande Franz, in quelle parole, aveva, a mio modo di vedere, un che di evangelico: umiltà è considerare gli altri sempre un po’ migliori di noi stessi.

Vincere il mondiale di calcio, come per le grandi battaglie della vita, è innanzitutto questione di umiltà.

Accade molto spesso che per sentirsi migliori si abbia bisogno di umiliare l’altro.

Occorre valorizzarlo, invece. Sempre.

Riguardo all’affermazione di Franz, Bobby era, ovviamente, e pare sia ancor oggi, convinto del contrario…

 

 

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