Toti tui

Archivio per giugno, 2008

Fondati sopra la roccia

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,21-29.

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

San Gregorio Nazianzeno (330-390), vescovo, dottore della Chiesa
Discorsi, 26 ; PG 35, 1238

 Un giorno, stavo passeggiando lungo il mare; come dice la Scrittura, «il mare era agitato, perché soffiava un forte vento» (Gv 6,18). Le onde si sollevavano da lontano e invadevano la riva, sbattendo gli scogli, spezzandosi e trasformandosi in schiuma e in goccioline. Piccoli sassi, alghe e le conchiglie più leggere erano strascinati dalle acque e gettati sulla sponda, mentre le rocce rimanevano ferme e incrollabili, come se tutto fosse calmo, pur in mezzo ai flutti che appena le  avevano battute…

Ho imparato una lezione da questo spettacolo. Questo mare, non è forse la nostra vita e la nostra condizione umana? Anche lì si trova molta amarezza e instabilità. E i venti non sono forse le tentazioni che ci assalgono e tutti i colpi imprevisti della vita? Questo, secondo me, meditava Davide quando esclamò: «Salvami, o Dio: l`acqua mi giunge alla gola. Affondo nel fango e non ho sostegno; sono caduto in acque profonde e l`onda mi travolge» (Sal 68, 2-3). Tra gli uomini che vengono provati, gli uni mi sembrano essere come questi oggetti leggeri e senza vita che si lasciano strascinare senza opporre la minima resistenza; non hanno nessuna fermezza; non hanno una ragione saggia che possa fare da contrappeso contro gli assalti. Gli altri mi sembrano delle rocce, degne di questa Roccia sulla quale sono fondati e che adoriamo; sono formati dai ragionamenti della vera sapienza, coloro si elevano al di sopra della comune debolezza e sopportano tutto con una costanza incrollabile.

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16 – 18 Luglio : GMG di Sidney in diretta!

 "…Sat2000 e  inBlu trasmetteranno le catechesi dalla parrocchia St.  Mary’s a Concord, Sydney, dalle 2 alle 4.30 della notte (orario italiano) dal 16 al 18 luglio. Non è tutto: qualche ora più tardi, dalle 11 alle 13, Sat2000 manderà in onda la differita delle catechesi con la presenza in diretta, dagli studi di Sydney, di chi quelle catechesi le ha condotte: il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei e monsignor Giuseppe Anfossi, presidente della commissione episcopale competente per i giovani. I tre ospiti di Sat saranno a disposizione dei giovani che in Italia staranno seguendo la tv e che vorranno rivolgere domande e riflessioni su ciò che hanno visto. Per questo sarà attivo un numero di cellulare dove inviare sms:  333.9709737 e un indirizzo di posta elettronica: catechesi@gmg2008.it ".
 
(da Avvenire)
 
 

L’Anno Paolino

Lunedi 23 Giugno 2008
ANNO PAOLINO – Paolo dai tanti volti
Originalità e audacia dell’Apostolo delle genti
Benedetto XVI all’Angelus di domenica scorsa, 22 giugno, ha invitato tutti i cristiani a vivere con impegno l’Anno Paolino (28 giugno 2008 – 29 giugno 2009), da lui stesso indetto nel bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti. Il Papa ha dato appuntamento, alle ore 18 del 28 giugno, nella basilica di San Paolo fuori le mura per la celebrazione dei Primi Vespri della Solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo.
Paolo il “trasgressore” mi è sempre andato a genio. Paolo dai tanti volti…
Paolo l’“audace”, perché osa parlare quando era notorio che la profezia era ormai chiusa e la sfida quindi aperta: egli parla e agisce da profeta, suscitando stupore e reazioni vivissime. In totale umiltà, perché non parla da se stesso, come se tutto provenisse dalla sua riflessione, dalla sua cultura, ma come chi è ben consapevole che è Dio stesso a parlare. Un Dio che Paolo sa impossibile da catturare, da circoscrivere.
Paolo il “poliglotta”, che parla aramaico, latino, greco, ma non è un’identità concorrenziale con Gesù Cristo, perché solo Lo annuncia.
Paolo il “fuggitivo” di Bab Kissan che, in un paniere si lascia calare dalle mura di Damasco, non si fa prendere e, umoristicamente, inizia la missione di annuncio verso l’Europa in un letterale …tagliar la corda…
Paolo l’“apostata”, perché dicono, qui termina la vita di Gesù ed incomincia il cristianesimo: così lo studioso Klausner nel 1933.
Paolo il “traditore scismatico”, giudeo di Tarso, giudeo ellenizzato, che tradì Gesù, perché il muro eretto con il giudaismo porta inscritto il nome di lui, Paolo, l’ebreo che si servì del modello greco-romano della divinizzazione d’un uomo. Perché Gesù, personaggio storico, ottimo rabbino, tale da poter stare vicino a Hillel e Shammai, non era Dio ma solo uomo e non volle fondare alcuna nuova religione. L’originale lavoro di Gesù cambiò davvero direzione con l’“apostata”?
Paolo il “globalizzato” di allora, aperto a diverse e variegate influenze culturali e religiose, pregio di cui ancora oggi possiamo godere.
Come avrebbe reagito Paolo dinanzi a queste qualifiche? Come a delle (s)qualifiche!
Il nuovo itinerario spirituale tracciato da Paolo, dove porta allora con la sua teologia profondamente radicata nel mondo farisaico giudaico di allievo di rabbi Gamaliele I, che significa, fra l’altro, accogliere l’idea della risurrezione del corpo e non solo dell’anima?
Porta ad una conclusione da cui rileggere tutta un’esistenza che poggia sui profeti d’Israele, sulla loro viva esperienza da cui sgorgano i richiami rivolti al popolo di Israele e alle genti. Porta alla Cappella “Redemptoris Mater” (in Vaticano).
Porta ad un mosaico che non indica uno dei volti di Paolo da allineare vicino agli altri e quindi da assommare o da considerare sfaccettature per girare a tutto tondo intorno ad una gigantesca figura di uomo toccato da Dio, ma al punto finale della sua esistenza. Quello che mette dinanzi agli occhi e al cuore di tutti il “come” Paolo incontrò il suo Signore e in questo “come” fa balzare immediato il “perché”.
Nel mosaico, dai vivi colori e dalle luci taglienti, Paolo, cittadino romano con il capo mozzato dalla spada, è steso a terra, ormai cadavere abbandonato al suolo. Il rosso delle tessere domina, guizza e cola sul volto semita dagli occhi chiusi.
La mano però del tessitore di tende dimostra ancora la sua forza e, con energia, bloccata dalla rigidità del cadavere, stringe un tronco che affonda le radici nella terra.
Lo sguardo risale il tronco marrone e coglie una lussureggiante chioma verde, immediatamente il pensiero corre ad una lettera di Paolo, quella ai Romani, in cui parla dell’olivo e dell’olivastro, di Israele e della Chiesa.
Paolo, quando lo si legge, appare davvero uno sprovveduto agricoltore se di agricoltura si trattasse: pretende infatti di innestare l’olivastro sull’olivo, mentre è risaputo che si procede proprio al contrario, in quell’arte antica dell’innesto tanto praticata nella vegetazione mediterranea.
Allora nelle qualifiche di Paolo si deve annoverare anche quella di “agricoltore fallito” o “fallimentare”? No di certo. Il messaggio è altro e ben profondo: non è opera umana quella che state considerando, è dono unico di Dio. Egli opera nella natura ma da Signore qual è. Vuole indicare la dinamica della vita, dell’eredità di Israele che continua perenne.
Paolo, che tanto si era vantato di essere israelita, di godere di tutti i doni della chiamata e dell’eredità del popolo, eppure aveva incontrato Cristo cadendo a terra folgorato dalla sua luce (niente nel testo fa dire che sia caduto da… cavallo), non rinnega nulla, si lascia solo fiorire, nel suo sangue versato, come quello di Gesù Cristo per Israele e per ogni persona. Paolo lascia la vita avvinghiato alla radice santa, stretto all’olivo che è Israele, ma per Cristo.
Paolo sigilla il suo annuncio con la ceralacca del suo sangue e, “trasgressore” qual è, stringe l’olivo da cui Gesù Cristo è nato nella storia e da cui proviene come genealogia. Noi, olivo e olivastro, da Paolo guidati a comprendere.
Cristiana Dobner – carmelitana scalza
 
[Fonte: Sir – http://www.agensir.it/ ]
 
NB: website in costruzione: www.paulusweb.net
 
 

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