Toti tui

Archivio per agosto, 2008

Discussione su Nuovo corso on-line sui Salmi

 

Citazione

Nuovo corso on-line sui Salmi

 

Corso introduttivo alla lettura pregata del libro dei Salmi:

 

http://www.archive.org/details/LettureSuiSalmi

http://www.archive.org/details/2LettureSuiSalmi

http://www.archive.org/details/3lettureSuiSalmi1E2Reloaded

http://www.archive.org/details/4LetturesuiSalmi3e4

http://www.archive.org/details/5LetturasulSalmo8

http://www.archive.org/details/LetturaSalmi9e10

[in costruzione]

 

Serena e gioiosa estate!

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NB.: si invita ad utilizzare il browser Internet Explorer oppure Sleipnir.

Firefox e Opera non consentono più il completo funzionamento. Qualcuno mi ha gentilmente segnalato che non tutti i link del Corso su Clickcaster.com sono funzionanti. Entro la fine del 2008 i files saranno caricati su anche Archive.com (qui sotto, un esempio: se il software Audio di piattaforma non funziona, cliccare "Stream" oppure effettuare il Download).

 http://www.archive.org/details/LaChiaveDellunita

 

Santa Maria assunta in Cielo

 

 

 

15 agosto, Transito della B.V. Maria

Ferragosto, giro di boa dell’estate, di un tempo di vacanza in bilico costante tra riposo e sovraesposizione del corpo, distensione e stordimento dello spirito, apertura e confusione della mente. E al cuore di questo "tempo per l’uomo" nella sua interezza, la festa forse più popolare tra quelle in onore della Vergine Maria: l’Assunzione. Paradosso incomprensibile? Contraddizione di una società ormai da molti bollata come secolarizzata? Mondi paralleli che si incrociano in una festività che è comune per il giorno ma non per i motivi? Penso piuttosto a una feconda provocazione. Fin dai primissimi secoli del cristianesimo, infatti, la Chiesa ha percepito che in Maria – colei che aveva generato il Risorto e, a nome della creazione intera, aveva accolto il Dio fattosi uomo – era prefigurato non solo il cammino ma anche la meta che attende ogni vivente: l’assunzione dell’umano, di tutto l’umano, nel divino. Sì, Maria è icona e personalità corporativa del popolo dei credenti perché è la Figlia di Sion, l’Israele santo da cui è nato il Messia, ed è anche la Chiesa, la comunità cristiana che genera figli al Signore sotto la croce. Per questo il Veggente dell’Apocalisse l’ha contemplata come donna vestita di sole, coronata dalle dodici stelle delle tribù di Israele, partoriente il Messia (cf. Ap 12,1-2), ma anche come madre della discendenza di Gesù, la Chiesa (cf. Ap 12,17). Così, la prima creatura a entrare "anima e corpo" – cioè con tutta se stessa – nello spazio e nel tempo del Creatore non poteva essere che colei che aveva acconsentito a che il divino irrompesse nell’umano: spazio vitale donato dalla terra al cielo, la Vergine-Madre diviene germe e primizia di una creazione trasfigurata. Maria è creduta dalla Chiesa essere ormai al di là della morte e del giudizio, in quella dimensione altra dell’esistenza che non riusciamo a chiamare se non "cielo".

E in questo termine non c’è contrapposizione ma, piuttosto, abbraccio con la terra: chi può infatti dire, guardando dentro e attorno a sé oppure scrutando l’orizzonte lontano, dove ha fine la terra e dove inizia il cielo? E’ terra solo la zolla dissodata e la roccia impervia o non lo è anche la crosta che indurisce il nostro cuore? Ed è cielo solo la volta stellata e non il soffio vitale che ci abita? Così Maria, assunta in Dio, resta infinitamente umana, Madre per sempre, rivolta verso la terra, attenta alle sofferenze degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, presente al loro pellegrinare sovente incerto. Sì, per l’Oriente come per l’Occidente cristiano – al di là di formulazioni differenti – la Dormizione-Assunzione di Maria è un segno delle "realtà ultime", di ciò che deve accadere in un futuro non tanto cronologico quanto di "senso", un segno della pienezza cui i nostri limiti anelano: in lei intuiamo la glorificazione che attende il cosmo intero alla fine dei tempi, quando "Dio sarà tutto in tutti" (1Cor 12,28) e in tutto. E’ la porzione di umanità già redenta, figura di quella "terra promessa" cui siamo chiamati, lembo di terra trapiantato in cielo. Un inno della Chiesa ortodossa serba canta Maria come "terra del cielo", terra, adamah da cui noi come lei siamo tratti (cf. Gen 2,7), ma terra redenta, cristica, trasfigurata grazie alle energie dello Spirito santo, terra ormai in Dio per sempre, anticipazione del nostro comune destino.

Questa "speranza per tutti" è quella che la liturgia ha sempre cercato di cantare in questa festa, facendo uso del linguaggio e delle immagini di cui disponeva: forse oggi alcune espressioni liturgiche e alcune rappresentazioni iconografiche ci paiono inadeguate, ma l’anelito che volevano esprimere rimane lo stesso anche ai nostri giorni e anche nel frastuono del Ferragosto. Noi amiamo questa nostra terra, eppure essa ci sta stretta; ci preoccupiamo del nostro corpo, eppure sentiamo di essere più grandi della nostra fisicità; lottiamo nel tempo e contro il tempo, eppure percepiamo che la nostra verità supera il tempo; godiamo dell’amicizia e dell’amore, eppure ne avvertiamo i limiti e ne temiamo la caducità. Forse è proprio di questa possibilità di "pensare in grande" – che è dilatazione di orizzonti e non di brame, grandezza d’animo e non di pretese – che è pegno per noi un’umile donna di Nazaret, divenuta, per dono di Dio, Madre del Signore, terra del cielo. Allora questo corpo trasportato verso la Luce fonte e meta di ogni luce non riguarda più la devozione di alcuni fedeli, ma la sorte ultima del creato intero assunto dall’Increato: è la carne stessa della terra che, trasfigurata, diviene eucaristia, ringraziamento, abbraccio con il cielo.

Sì, nella memoria di Maria assunta in cielo i cristiani, in questo tempo di vacanze, sono invitati a trasformare in ringraziamento, in eucaristia, in rendimento di grazie al Creatore e al Salvatore la creazione che contemplano e che dovrebbero custodire con amore e cura.

ENZO BIANCHI
Dare senso al tempo
pp.137-139

Giovani, riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santo nella vostra vita!

Benedetto XVI nella recente veglia con i giovani ha parlato della funzione dello Spirito Santo (fonte: www.nuovodiario.com )

Carissimi giovani,
ancora una volta, questa sera, abbiamo udito la grande promessa di Cristo – "avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi" – ed abbiamo ascoltato il suo comando – "mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). Furono proprio queste le ultime parole che Gesù pronunciò prima della sua ascensione al cielo. Cosa abbiano provato gli Apostoli nell’udirle possiamo soltanto immaginarlo.
Riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santo nella vostra vita!
Mediante il grande dono del Battesimo, noi, che siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo rinati, siamo divenuti figli adottivi di Dio, nuove creature. Ed è perciò come figli della luce di Cristo che diamo testimonianza nel nostro mondo allo splendore che nessuna tenebra può vincere (cfr Gv 1,5).
Abbiamo bisogno di conoscere la persona dello Spirito Santo e la sua presenza vivificante nella nostra vita. In effetti, la varietà di immagini che troviamo nella Scrittura a riguardo dello Spirito – vento, fuoco, soffio – sono un segno della nostra difficoltà ad esprimere su di lui una nostra comprensione articolata. E’ lo Spirito Santo che, benché silenzioso e invisibile, offre direzione e definizione alla nostra testimonianza su Gesù Cristo.
La nostra testimonianza cristiana è offerta ad un mondo che per molti aspetti è fragile. L’unità della creazione di Dio è indebolita da ferite che vanno in profondità, quando le relazioni sociali si rompono o quando lo spirito umano è quasi completamente schiacciato mediante lo sfruttamento e l’abuso delle persone. Di fatto, la società contemporanea subisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che è per natura sua di corta visione, perché trascura l’intero orizzonte della verità – della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. Per sua natura il relativismo non riesce a vedere l’intero quadro.
L’unità e la riconciliazione non possono essere raggiunte mediante i nostri sforzi soltanto. Dio ci ha fatto l’uno per l’altro (cfr Gn 2,24) e soltanto in Dio e nella sua Chiesa possiamo trovare quell’unità che cerchiamo. Eppure noi siamo tentati a volte di costruire artificialmente una comunità "perfetta". La storia della Chiesa contiene molti esempi di tentativi di aggirare o scavalcare le debolezze ed i fallimenti umani per creare un’unità perfetta, un’utopia spirituale.
Separare lo Spirito Santo dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa comprometterebbe l’unità della comunità cristiana, che è precisamente il dono dello Spirito! E’ lo Spirito infatti che guida la Chiesa sulla via della piena verità e la unifica nella comunione e nelle opere del ministero.
L’unità appartiene all’essenza della Chiesa; è un dono che dobbiamo riconoscere e aver caro. Non è forse a causa della vostra fede che amici in difficoltà o alla ricerca di senso nella loro vita si sono rivolti a voi? Siate vigilanti! Sappiate ascoltare! Attraverso le dissonanze e le divisioni del mondo, potete voi udire la voce concorde dell’umanità? Dal bimbo derelitto di un campo nel Darfur ad un adolescente turbato, ad un genitore in ansia in una qualsiasi periferia, o forse proprio ora dalle profondità del vostro cuore, emerge il medesimo grido umano che anela ad un riconoscimento, ad un’appartenenza, all’unità. Chi soddisfa questo desiderio umano essenziale ad essere uno, ad essere immerso nella comunione, ad essere edificato, ad essere guidato alla verità? Lo Spirito Santo! Questo è il suo ruolo: portare a compimento l’opera di Cristo. Arricchiti dei doni dello Spirito, voi avrete la forza di andare oltre le visioni parziali, la vuota utopia, la precarietà fugace, per offrire la coerenza e la certezza della testimonianza cristiana!
Questa partecipazione alla natura stessa di Dio (cfr 2 Pt,1,4) avviene, nello svolgersi dei quotidiani eventi della vita, in cui Egli è sempre presente (cfr Bar 3,38). Vi sono momenti, tuttavia, nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio. Gesù stesso chiese ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?" (Gv 6,67). Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà.
Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero.
Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità. Quando ero ancora ragazzino, i miei genitori, come i vostri, mi insegnarono il segno della Croce e così giunsi presto a capire che c’è un Dio in tre Persone, e che la Trinità è al centro della fede e della vita cristiana. Da giovane sacerdote incaricato di insegnare teologia, decisi di studiare i testimoni eminenti dello Spirito nella storia della Chiesa.
Così studiai sant’Agostino: la sua comprensione dello Spirito Santo si sviluppò in modo graduale; fu una lotta, che lo portò a tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono. In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza.
Se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità. Un’unità di comunione vissuta. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone. E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di "definire" noi stessi. Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno.
La seconda intuizione di Agostino – cioè, lo Spirito Santo come amore che permane – suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo. "Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!" Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo. Lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere. Per sua natura l’amore è durevole. Amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!
La terza intuizione – lo Spirito Santo come dono – lo Spirito è "il dono di Dio" (Gv 4,10) – la sorgente interiore (cfr Gv 4,14) – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre. Da tale osservazione Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo. Al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso. Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro. Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete (cfr Gv 4,15)!
Fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!

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