Toti tui

Archivio per dicembre, 2008

Un sentiero semplice


«A Simple Path »
 
Potete pregare la Santa Famiglia per la vostra famiglia:

Padre nostro che sei nei cieli, ci hai dato un modello di vita
nella santa Famiglia di Nazareth.
Aiutaci, Padre benevolissimo a fare della nostra famiglia
una nuova Nazareth, dove regnino la gioia e la pace.
Sia essa profondamente contemplativa,
intensamente eucaristica e vibrante di gioia.
Aiutaci a restare insieme attraverso felicità e fatica
grazie alla preghiera familiare.
Insegnaci a riconoscere Gesù in ciascun membro della nostra famiglia, particolarmente quando soffre e rimane ferito.
Il cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori miti e umili come il suo (Mt 11,29).
Aiutaci a compiere santamente la nostra vocazione familiare.
Che possiamo amarci gli uni gli altri
come Dio ama ognuno di noi, ogni giorno maggiormente,
e perdonarci a vicenda le nostre colpe,
come tu perdoni i nostri peccati.
Aiutaci, Padre benevolissimo,
ad accogliere quanto ci doni
e a dare quanto ci prendi
con un grande sorriso.
Cuore immacolato di Maria, motivo della nostra gioia,
prega per noi.
Santi angeli custodi
siate sempre con noi,
guidateci, custoditeci.
Amen.

Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
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Lettera di un padre al figlio di un anno

Lettera di Natale 2008

Caro Elia,

tra pochi giorni e` Natale, lo sanno tutti, tranne i bambini piccoli come te.

Essere nati da poco e` essere all’inizio di un viaggio in cui si imparano tante cose. Dove, ad ogni passo, c’e` qualcuno  che vuole regalarti parole nuove da mettere nella scatola del cuore. Sono  quelli che ti vogliono bene ma anche quelli che ti vogliono usare come i giocattoli che hai nel cesto di foglie di palma. In questi giorni tocca al Natale, una parola che passa di bocca in bocca senza fermarsi.  C’e` chi la pronuncia con la maiuscola preparandosi ad una festa grande della vita e chi la dice con la minuscola passando il tempo tra una vetrina e l’altra. Ma per te, Natale non ha neppure la N, anzi,  non ha nessuna lettera, e` un giorno come gli altri giorni, fatto di pappa, cambio di pannolino, sonnellino, un po` di gioco, un piantino, bagnetto e poi la nanna. Non mi dispiace che tu non ne sappia nulla. E’ una festa dove basta esserci con il cuore, e chi puo` farlo meglio di te, cosi` vicino a quel bambino con poco meno della tua eta`?

Anche al tempo della nascita di quel frugoletto che poi si chiamo` Gesu`, Natale era come per te, un giorno qualsiasi, senza pretese. Per farlo piu` importante, quelli che ne  scrissero la storia nel libro delle “belle notizie”, raccontarono che quella notte una grande stella brillo` sopra una piccola stalla fuori nei campi, abitata da un bimbo piccino avvolto in un pannolone, proprio come te. Ma per la sua mamma fu davvero un giorno speciale, con quel pancione gonfio come un melone che si era portata a piedi su e giu` per i colli della Galilea fino a Betlemme. Argilla con un’anima pura,  per lei quel bambino era davvero una stella, cosi` brillante da spazzare il cielo con una coda di luce. Era il bambino piu` bello del mondo e, se non il piu` bello, senza dubbio il numero uno. E` cosi` per tutte le mamme, o quasi. Per il resto, niente di granche`, quattro assi di legno come culla, la paglia sulle pietre asciutte e, per riscaldare la notte, il fiato di un  asino e un  bue, come si vede in tutte le immaginette dei biglietti di auguri.  A proposito, conosci il verso dell’asino e del bue? Abbiamo imparato come fa il gatto, il cane, il gallo e la pecora. Non siamo ancora arrivati a questa coppia che sta insieme solo nel presepe.  Asino e bue a vegliare sul bambino che divento` il re del mondo! Un paio di animalucci da fatica, un po` come Maria e Giuseppe, come noi a causa della vita,  e come te  per via del crescere con i suoi sudori. Certo, forse sarebbe stato piu` utile un termosifone, il bagno con l’acqua calda o la  televisione con i cartoni da guardare. Ma cosa scalda la vita di un bambino meglio dell’affetto, anche se e` di un bue e un asinello?

Insomma, quel primo Natale fu una giornata assolutamente normale, trascorsa in un posto qualunque,  in mezzo ad animali umili, quotidiani. Un po` di trambusto ci fu solo per colpa degli angeli, quelle creature che hanno le ali come le rondini. Sono i postini delle “buone notizie” di Dio. A me non e` mai capitato, ma coloro che hanno il cuore puro possono incontrarli.  Quella notte, un gruppetto di pastori li aveva visti volare giu` dalle stelle e sentiti cantare. Il vento ne aveva seminato la voce e la stalla si era presto riempita di facce curiose, in cerca di novita` in un posto in cui non succedeva mai niente. Un po` come il giorno del tuo primo compleanno a casa nostra, con tutte quelle mamme con bimbi in braccio grandi come un soldo di cacio a chiacchierare di pappe e nanne. Venute a portarti regali, come i pastori che sapevano di fumo e latte inacidito accalcati nella stalla. Tra le mani  una pagnotta, un pezzo di formaggio, una gallina, e forse voglia di una vita diversa. Gli occhi appiccicati al bambino, in silenzio come in una chiesa di giorno feriale.  L’asino dormiva, il bue ruminava piano e chi avrebbe potuto parlare taceva, perche` la mamma di Gesu` non si raccontava mai, Giuseppe chiacchierava solo nei sogni ed il bambino avrebbe parlato solo dopo i trent’anni. Una luce calava da un’apertura del tetto di canne e legno ammuffito. Era la stella, appesa in cielo come una lanterna.

 

Te li vedi questi tre in cornice nel presepe, a fare spazio ai pastori che si affollavano curiosi in una notte come mille altre, senza sapere chi li avesse invitati a quella che sarebbe stata ricordata nei secoli come  la piu` bella notte del mondo? Nessuno parlava, ma quelli che sentivano con le orecchie del cuore ascoltavano i cori degli angeli, un concerto di Natale. “Pace in terra agli uomini che Dio ama”, cantavano  con tutto il fiato che avevano in gola. Un augurio che i suoi piccoli figli ancora sentono e credono. Un augurio per tutti, perche` tutti sono amati dal Padre dell’amore.  

 

Le voci dei pastori gia` si disperdevano tra le colline cercando l’alba, mentre la mamma di Gesu` era indaffarata ad impacchettare  le sue cose per tornarsene in fretta tra le colline di Nazareth, quando i re Magi avevano bussato, impolverati e stanchi. Tre facce, tre razze, una sola luce negli occhi: la stella che seguivano in un viaggio partito dal cuore e arrivato al presepe. Maria aveva spalancato la bocca dalla sorpresa ed il cuore dalla gioia. Ora era certa di non essere l’unica a credere nelle stelle. Avevano con se` regali importanti: oro, argento e mirra. Regali che i bimbi poveri manco sanno cosa siano.  A loro basta una fetta di pane e una bibita per essere felici il giorno del compleanno.

Sparirono cosi` come erano arrivati, dicendo a Giuseppe di guardarsi le spalle e scappare: re Erode cercava il bambino, per buttarlo fuori dalla porta della vita. Gesu` era appena nato e gia` era di troppo in un mondo in cui i piccoli e i poveri stanno sotto la tavola a nutrirsi di briciole, brutti come un mal di pancia per i ricchi che li vorrebbero invisibili.  Ma Gesu` rimane li`, sotto la tavola di tutti gli imperi finanziari e politici a indicare dal silenzio della mangiatoia che qualcosa non va, nel profondo. Le briciole resteranno briciole, i politici rimarranno casta ed il sistema finanziario rimarra` ingiusto  finche` vi sara` crisi dell’anima, di quella stanzetta che ci sta dentro, dove si trova la verita`di ciascuno, ma che pochi hanno il coraggio di visitare, e ancora meno hanno la voglia di abitare. La stanzetta che fa la differenza tra i tanti re Erode e i sempre piu` rari re Magi. I re di se stessi l’hanno messa in affitto, venduta o abbandonata, i giusti seguono instancabili  la stella per trovare il luogo ove Dio ha preso dimora. Giuseppe ascolta i propri sogni per entrarvi. Giuseppe e` un giusto e fa la cosa giusta.  Prende in fretta il bambino e la madre ed e` gia` lontano, rifugiato ed extracomunitario, in un paese straniero con la sua famiglia, ancora piu` sotto la tavola del mondo.

 

Penso a questo papa`, a quel lungo viaggio a piedi: ogni passo una domanda, mille passi nessuna risposta. “Chi sei?”,  avra` pensato, guardando quel piccolo Gesu` tra le braccia della mamma. Cosi` minuscolo, gli stava cambiando la vita senza chiederne permesso. Forse avrebbe preferito il figlio cresciuto nei suoi sogni, quando ancora pensava a Maria con un figlio che non gli somigliava affatto. Era stata una grande prova d’amore quella di cambiare parere per essere d’accordo con lei, e non abbandonarla.

“Chi sei?”. Come tante mamme e papa`, Giuseppe non sa che quella domanda rimarra` sospesa fino alla fine, quando Natale e Pasqua si daranno la mano. Ma lui non ci sara` a sentire la risposta. Anche questo fa parte del generare vita.

“Chi sei?”. E` la domanda che rivolgo a te. A volte mi sembra di conoscerti e mi vai bene cosi`, altre ti vorrei diverso, a riflettere il bambino dei desideri, quello dei miei sogni. “Figlio, chi sei?”. Guardati dentro e faccelo sapere. Come Gesu` bambino, hai a disposizione una vita per scoprirlo ed il tempo che ti sara`dato per esserlo. Forse non farai in tempo a raccontarcelo, ma se non sarai te stesso, chi lo sara` per te? Prego il Padre dell’amore di non desiderare per te niente più di ciò che tu dovrai diventare. Prendi pure il rischio di disobbedire a noi tuoi genitori, pur di non tradire la vita che vuole tu sia cio` che sei, te stesso. Non ti preoccupare della polvere che solleverai nella tua ricerca, anch’essa fa parte del cammino. Alla fine della strada non ti si chiedera`: “Sei stato come quel santo o come quel grande della storia?”. Ti si chiedera`, invece: “Sei stato Elia?”.  

Quando sento dire che babbo natale e` il protagonista di queste feste, mi prende un brivido alla schiena.

 

Non per caso, tutto cio` avvenne tra i campi di grano e i frantoi di un paese di quattro case in fila lungo una strada di polvere e pietre, dal nome incredibilmente bello. Betlemme, la “casa del pane”. Nascere nella casa del pane e` come nascere in una panetteria, tra il profumo di pane cotto ed il tepore del forno acceso. E` come essere un pezzo di pane, croccante fuori, caldo dentro, profumato di sole e spighe mature, buono da mangiare. Forse e` per questo che, una volta cresciuto, Gesu` non smetteva di parlare di grano, lievito e pane. Anzi adorava spezzarlo. Era il suo trucco preferito per moltiplicarlo e sfamare tutti. A volte, forse ricordando dove era nato,  diceva di essere lui stesso un pezzo di pane, pane di vita. Chi da` la vita  e` una fetta di pane mangiata, masticata, digerita. Niente, piu` di un figlio come te, mi costringe a distogliere lo sguardo da me stesso per rispondere ai tuoi pianti. La pappa, il pannolino, la nanna, costringono giocoforza ad uscire dall’eterna adolescenza di Peter Pan e farsi mangiare, diventando adulti. E` la verita` vissuta dalle madri.  Le nostre madri conoscono questa strada, per la vita che e` uscita dal loro ventre e che si e` nutrita al loro seno.

 

La luce delle stelle sbiadisce nell’alba e i pastori contano le pecore prima di guidarle ai pascoli. Possa tu provare nostalgia del Natale di Gesu`, quando sarai grande. Con i Magi, possa tu guardare oltre la piazza del paese dove babbo natale si e` tolto la barba finta, le luminarie si saranno spente e la gente avrà ripreso a fare le vasche in centro, nella buona stagione che viene. Guarda oltre, dove iniziano le piste sospese tra la terra ed il blu dei cieli. Possa tu percorrere la via tracciata lassu` in alto per te, come quel bambino, fino alla fine, quando tutto avra` inizio e sara` Natale per sempre.

Buon Natale, figlio mio.     Tuo papà

Nairobi, 25 dicembre 2008

 

 

 

 

Selam sana, Meryem!

«Selam sana, Allah’ın en sevgili kulu Meryem, Rab seninledir». Sono le prime parole dell’angelo a Maria […] Letteralmente in turco significano: «pace a te, creatura di Dio, la più amata da Lui. Il Signore è con te». Più letteralmente ancora significano: «creatura di cui Dio si è innamorato di più». Non è bello? È il mistero del Natale: Dio si è innamorato di noi, di me, di te, e di Maria più che di chiunque altro. Questa è la «grazia»: l’amore di Dio per la sua creatura, che le dà una bellezza interiore ed esteriore tutta divina, togliendole ogni bruttezza e miseria e facendola risplendere di gloria e di maestà. (dalla lettera del 21 gennaio 2001)

                                                                                                     don Andrea Santoro

Gesù nasce di nuovo, per tutti! Osanna in tutti i cieli del mondo!

Loulou, Natale 2008

Carissimo, carissima!
Qui è la sera del 20 dicembre, una serata tranquilla, senza luna, ma con un cielo… da spavento! Le stelle sono bellissime! Di sottofondo ho il tamtam e i canti dei ragazzi che sono già entrati da una settimana nel clima delle feste natalizie…: per loro festa, canti, balli sono decisamente dei sinonimi… Per il resto, silenzio assoluto, pace profonda.
Per contrasto mi viene da pensare a te che probabilmente starai invece "soccombendo" sotto il peso di quello che è diventato il Natale occidentale. Qualche sera fa mi ha chiamato un amico prete, don Gianantonio di Magré, e mi diceva la fatica che stava facendo per "ritrovare Gesù", in una festa in cui la fede ormai non c’entra più per nulla… Mentre lo ascoltavo, forse per contrasto, andavo con il pensiero al Natale che da due anni vivo qui a Loulou. Non mi sorprenderebbe di ritrovarti aggregato/a alla folta schiera di quelli che pensano (e spesso mi dicono!): "Beato te! Tu sì che vivi il vero Natale!". Sì, avresti perfettamente ragione: beato me! Non sono degno di una tale predilezione dal Cielo! Ma non tanto perché sono qui a vivere il Natale, ma perché sono qui, e basta!
E in fondo cos’è il Natale? È la festa, la memoria della più grande delle condivisioni: Dio in persona che viene a condividere con noi la polvere delle nostre strade, il gusto dei nostri cibi, il peso dei nostri turbamenti, la gioia dei nostri bei momenti e la sofferenza del nostro male… Dio che viene per condividere…: mi piace molto questo pensiero, perché lo sento come una spinta. Il rischio, invece, è quello di rimpiangere "i Natali di una volta", dove "c’era tanto e vero sentimento, dove c’era un’attesa religiosa, dove si sapeva sorprendersi davvero davanti ai regali impacchettati…" Ma è veramente questo il Natale perduto, quello che tutti noi vorremmo recuperare?
Non so, non so… In questi giorni continuo a tornare su quell’idea del Dio che viene a condividere e mi dico che fare Natale non è più allora questione di "buoni sentimenti", ma di scelte ben concrete e scomodanti. "…(Gesù) pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini…", ci insegna san Paolo. Ecco il Natale, allora: spogliarsi, rinunciare a diritti e privilegi, assumere la condizione di servi, farsi vicini agli uomini…
Bah, sono riflessioni che sto facendo e che mi è sembrato bello condividere con te: non prenderle né come un richiamo, né come una predica!

I cristiani sono un piccolo gruppo di persone che stanno, a fatica, cercando di dirsi nelle loro peculiarità. Se uno della "famiglia" tradisce il credo comune, tutti ne risentono, tutta la comunità è messa in discussione!
In ottobre e novembre, poi, sono stato qua da solo, perché don Giuseppe è rientrato in Italia per le vacanze: tutto sommato l’esperienza "in solitaria" non è andata male, anzi. La gente sa farsi più vicina quando vede che sei in difficoltà e così ti accorgi che non è poi vero che sei "da solo"! Se a questo si aggiunge qualche telefonata in più ricevuta dall’Italia, devo onestamente dire che anche quello è stato un bel periodo.
Tra l’altro, finiti i raccolti di miglio, arachidi e fagioli, la gente ha avuto un po’ di tregua dai campi (un paio di settimane, prima di ricominciare con il cotone!). Così ne abbiamo approfittato per organizzare una sessione di formazione su una coltura che vogliamo cercare di introdurre: la soja.
Che bella esperienza che è stata! Il nostro lamido (il capo di un territorio piuttosto vasto, una figura molto importante nella società africana) ha preso parte alla sessione e ne è uscito entusiasta: credo che ci aiuterà molto a spingere verso questa piccola "rivoluzione" agricola. Sì, perché se le cose vanno come si sta profilando, per la gente si prepara un bel salto in avanti: la soja potrebbe diventare un’alternativa ad alcune colture che attualmente non rendono più quasi niente!
E poi le donne, durante la sessione, hanno anche imparato a preparare dei piatti nutrienti e gustosi, che – se entrassero nell’alimentazione locale – significherebbero una grande risposta ai problemi di denutrizione e malnutrizione. Speriamo!
Il mese di dicembre, con d. Giuseppe di nuovo qua, lo stiamo dedicando alle formazioni: prima quella dei futuri catecumeni e poi quella dei catechisti. I primi sono 103 e faranno il loro ingresso nel catecumenato il giorno di Natale. Con questo passo entreranno a tutti gli effetti a far parte della comunità cristiana e, attraverso un cammino di catechesi e di testimonianza di vita, arriveranno tra tre anni a ricevere il battesimo. Questi sono doni grandi che il Signore ci fa! Veramente viene da cantare con Maria: "Grandi cose ha fatto l’Onnipotente" !
Ma c’è un ultimo aspetto che non posso tralasciare (e mi pento di averlo lasciato alla fine!): nei mesi di settembre e ottobre, nella nostra zona, c’è stata una straordinaria invasione di zanzare. Solo che le zanzare qui non si limitano a pungerti e a darti un fastidioso prurito. Qui "zanzare" significa "malaria"! I villaggi ne sono stati pieni fino a qualche settimana fa (adesso i casi sono in diminuzione, ma ben lungi dallo scomparire!) e purtroppo non so quanti bambini ne sono morti. Ci sono state delle settimane in cui era quasi quotidiana la notizia di nuovi decessi tra i più piccoli. Perché i bambini? Perché essi sono perennemente sottoalimentati e quando la malaria trova un corpo debole, spesso ha il sopravvento.
Per me, quest’anno, fare Natale, significherà pensare tanto a queste creature… Almeno Gesù ha avuto una mamma che è vissuta "per Lui", ha avuto un san Giuseppe che se ne è preso cura, che l’ha difeso… Ma questi bambini, molti dei quali non hanno neanche ricevuto un nome perché sono morti prima ancora che arrivasse il momento di darglielo,… questi bambini…
Chiudo qua!
Dirai: potevi chiudere con qualcosa di più gioioso…
Hai ragione! Anch’io, come vedi, devo stare un po’ di più alla scuola del Bambino di Betlemme. Anch’io devo lasciarmi coinvolgere e travolgere dalla sua venuta sulla terra. Anch’io ho bisogno di sentire che Lui è con noi, con me, con la mia gente, con gli amici come te…!
Ti auguro di cuore di essere sorpreso/a da questo Dio che viene a condividere, e magari di riuscire a comunicare ad altri l’emozione di questa sorpresa.
Ti abbraccio con tanto e vero affetto. Buon Natale!
… e buone feste, in generale!

d. Maurizio

Volontario in U.S.A. ? Perché no?

Casa Betania – Rochester (NY)

Opportunità di lavoro in comunità del Movimento cattolico lavoratori

We are searching a Catholic Worker House of Hospitality serving homeless women and children is in need of a full-time, live-in staff person. We offer room, board, health insurance, and a stipend plus, the opportunity to live out the philosophy of Catholic Worker. If interested contact Donna Ecker at 169 St. Bridget’s Dr. Rochester, NY 14605 or call (585) 454-4197. E-mail is rbethan1@rochester.rr.com. E-mail è rbethan1@rochester.rr.com .

Fonte: http://www.catholicworker.org/

Eluana…

 

La mia testimonianza
02 settembre 2008

   …" Staccare la spina ".

Cosa vuol dire staccare la spina? La spina che si stacca può essere  di un elettrodomestico, non di una vita.

Sono Amedea, la mamma di Davide, un ragazzo di 35 anni in coma da 8  per overdose e se mi permetto di dire queste cose è perché vivo anch’io le sofferenze del padre di Eluana. Questa situazione io la vivo in casa da 8 anni,ma ora per me non è più sofferenza, è diventata gioia.

Davide è in coma dal 2000, anno del Giubileo, nel giorno della festa del papà, una festa che non dimenticherò mai. Erano le otto di sera quando abbiamo ricevuto la visita dei carabinieri che ci dicevano che mio figlio era in ospedale, in rianimazione e le sue condizioni erano molto gravi.

Mi ricordo ancora la diagnosi dei medici: Davide era in pericolo di vita e se fosse vissuto non c’era più niente da fare, sarebbe stato per sempre in coma vegetativo: la stessa diagnosi fatta a Eluana.

Una “sentenza “ terribile, dolorosa, durissima da accettare.

Dopo venti giorni, Davide è stato inserito in reparto e qui è rimasto per due mesi e poi è stato portato in una struttura per la riabilitazione. In questa struttura mio figlio era anche lui intubato e mangiava tramite un sondino naso- gastrico. Stava molto male: aveva delle gravi broncopolmoniti con febbre altissima.

Io insieme a mio marito e all’altro mio figlio lo abbiamo assistito continuamente, facendogli sentire che gli eravamo vicini.

Dopo quattro mesi era giunto il momento di dimetterlo da questa struttura e abbiamo chiesto un consulto ad un medico della Clinica S. Anna di Ferrara, un centro specializzato proprio per questi casi. Lui ci ha detto che siccome erano già trascorsi sei mesi dall’incidente, lo ritenevano irrecuperabile e quindi lo dovevamo mettere in una struttura di lunga degenza ( R.S.A residenza assistita sanitaria).

Mi ricordo che mio marito, mio figlio ed io ci siamo guardati negli occhi , ma il pensiero era il medesimo: portiamolo a casa . E così è stato.

Prima di portarlo a casa ho chiesto ai medici di toglierli la tracheo (perché potesse respirare da solo) e il sondino dell’alimentazione dal naso e in sostituzione gli è stata applicata la “ pec”.

Non portavo più a casa mio figlio, un ragazzo di 27 anni ma un bimbo da gestire completamente come un neonato. Vivevo solo nella sua camera perché necessitava di cure continue: non ero solo la sua mamma ma mi ero trasformata ( seppur senza competenza ) in infermiera e perché no…. anche in medico. Azionavo l’ossigeno quando occorreva, gli facevo le punture ed avevo imparato anche a togliergli l’ eccessivo catarro con una particolare attrezzatura.

La mia vita non era più la stessa: provavo tanta paura perché non sapevo come fare a gestire questa nuova e drammatica situazione.

I primi due anni sono stati per me una tragedia, una tragedia incondizionata.

Davide aveva lo sguardo nel vuoto, non manifestava alcuna reazione anche se io e i miei famigliari lo continuavamo a stimolare  in continuazione: parlandogli tanto e facendogli sentire la nostra presenza e il calore della sua casa.

Avevo pensato di farla finita, perché venivo già da un enorme dolore: la perdita di un figlio morto solo a 12 anni in seguito ad un incidente stradale.

Quando sembrava mi fossi ripresa per la morte prematura di questo mio figlio, mi è crollato di nuovo il mondo addosso. Per questo dico che l’avrei voluta fare finita, perché provavo un dolore troppo grande, insopportabile, tanto che ho incominciato a farla pagare  a me stessa, facendo parecchi sbagli.

Tutto questo per quasi due anni e quindi capisco la sofferenza del papà di Eluana nell’accettare la condizione del suo stato vegetativo.

Ho avuto il privilegio di essere una parrocchiana di Don Oreste Benzi che mi è stato molto vicino in questi brutti momenti e mi ha sostenuto. Ad un certo punto della vita però ognuno di noi  deve scegliere: mi sono sentita una grande forza interiore ed ho scelto di vivere per la mia famiglia, soprattutto per Davide che in quel particolare momento aveva bisogno della sua mamma.

E così , dopo due anni , quando mio figlio ha percepito che si poteva fidare perché mi sentiva serena e perché capiva che la sua famiglia lo aveva accettato incondizionatamente, ha incominciato a dare dei segnali positivi.

Non vede, non parla ma lui percepisce le nostre voci, i nostri gesti e sorride. Ciò è la conferma che la nostra scelta di averlo con noi a casa è stata “una scelta per la vita”, perché lui, seppur i medici dicono si trova ancora in coma vegetativo, per noi è presente, fa parte integrante della famiglia e soprattutto lo vediamo sereno. Ma non solo. Come diceva Don Oreste (e sicuramente lo penserà anche dal cielo) Davide, nel suo silenzio e nella sua immobilità, non è qui a caso: dona a noi famigliari e a tutte le persone che lo conoscono una lezione di vita.

Un’ulteriore conferma l’ho avuta proprio ieri: mentre mi trovavo dal mio medico di famiglia gli ho chiesto se lui avesse tolto la spina a mio figlio otto anni fa. Lui mi ha risposto che tutte le persone hanno diritto di vivere, in qualunque stato si trovino; se Davide si fosse trovato in una struttura forse non ci sarebbe stato più, perché era veramente molto grave, la sua fortuna è stato il coraggio che avete avuto di portarlo a casa. E allora questa famosa “spina” la deve staccare solo il Padre nostro. Il coma di Davide, una volta accettato, è diventato per me gioia, perché mi basta un suo sorriso, un suo sguardo, anche se nel vuoto, a donarmi tanta serenità e tutto ciò mi riempie di gioia. Come posso staccare la spina a questo figlio? Questo per me è il senso della vita.    

Fonte:  clicca QUI

 

 

 

 

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