Toti tui

Lettera di Natale 2008

Caro Elia,

tra pochi giorni e` Natale, lo sanno tutti, tranne i bambini piccoli come te.

Essere nati da poco e` essere all’inizio di un viaggio in cui si imparano tante cose. Dove, ad ogni passo, c’e` qualcuno  che vuole regalarti parole nuove da mettere nella scatola del cuore. Sono  quelli che ti vogliono bene ma anche quelli che ti vogliono usare come i giocattoli che hai nel cesto di foglie di palma. In questi giorni tocca al Natale, una parola che passa di bocca in bocca senza fermarsi.  C’e` chi la pronuncia con la maiuscola preparandosi ad una festa grande della vita e chi la dice con la minuscola passando il tempo tra una vetrina e l’altra. Ma per te, Natale non ha neppure la N, anzi,  non ha nessuna lettera, e` un giorno come gli altri giorni, fatto di pappa, cambio di pannolino, sonnellino, un po` di gioco, un piantino, bagnetto e poi la nanna. Non mi dispiace che tu non ne sappia nulla. E’ una festa dove basta esserci con il cuore, e chi puo` farlo meglio di te, cosi` vicino a quel bambino con poco meno della tua eta`?

Anche al tempo della nascita di quel frugoletto che poi si chiamo` Gesu`, Natale era come per te, un giorno qualsiasi, senza pretese. Per farlo piu` importante, quelli che ne  scrissero la storia nel libro delle “belle notizie”, raccontarono che quella notte una grande stella brillo` sopra una piccola stalla fuori nei campi, abitata da un bimbo piccino avvolto in un pannolone, proprio come te. Ma per la sua mamma fu davvero un giorno speciale, con quel pancione gonfio come un melone che si era portata a piedi su e giu` per i colli della Galilea fino a Betlemme. Argilla con un’anima pura,  per lei quel bambino era davvero una stella, cosi` brillante da spazzare il cielo con una coda di luce. Era il bambino piu` bello del mondo e, se non il piu` bello, senza dubbio il numero uno. E` cosi` per tutte le mamme, o quasi. Per il resto, niente di granche`, quattro assi di legno come culla, la paglia sulle pietre asciutte e, per riscaldare la notte, il fiato di un  asino e un  bue, come si vede in tutte le immaginette dei biglietti di auguri.  A proposito, conosci il verso dell’asino e del bue? Abbiamo imparato come fa il gatto, il cane, il gallo e la pecora. Non siamo ancora arrivati a questa coppia che sta insieme solo nel presepe.  Asino e bue a vegliare sul bambino che divento` il re del mondo! Un paio di animalucci da fatica, un po` come Maria e Giuseppe, come noi a causa della vita,  e come te  per via del crescere con i suoi sudori. Certo, forse sarebbe stato piu` utile un termosifone, il bagno con l’acqua calda o la  televisione con i cartoni da guardare. Ma cosa scalda la vita di un bambino meglio dell’affetto, anche se e` di un bue e un asinello?

Insomma, quel primo Natale fu una giornata assolutamente normale, trascorsa in un posto qualunque,  in mezzo ad animali umili, quotidiani. Un po` di trambusto ci fu solo per colpa degli angeli, quelle creature che hanno le ali come le rondini. Sono i postini delle “buone notizie” di Dio. A me non e` mai capitato, ma coloro che hanno il cuore puro possono incontrarli.  Quella notte, un gruppetto di pastori li aveva visti volare giu` dalle stelle e sentiti cantare. Il vento ne aveva seminato la voce e la stalla si era presto riempita di facce curiose, in cerca di novita` in un posto in cui non succedeva mai niente. Un po` come il giorno del tuo primo compleanno a casa nostra, con tutte quelle mamme con bimbi in braccio grandi come un soldo di cacio a chiacchierare di pappe e nanne. Venute a portarti regali, come i pastori che sapevano di fumo e latte inacidito accalcati nella stalla. Tra le mani  una pagnotta, un pezzo di formaggio, una gallina, e forse voglia di una vita diversa. Gli occhi appiccicati al bambino, in silenzio come in una chiesa di giorno feriale.  L’asino dormiva, il bue ruminava piano e chi avrebbe potuto parlare taceva, perche` la mamma di Gesu` non si raccontava mai, Giuseppe chiacchierava solo nei sogni ed il bambino avrebbe parlato solo dopo i trent’anni. Una luce calava da un’apertura del tetto di canne e legno ammuffito. Era la stella, appesa in cielo come una lanterna.

 

Te li vedi questi tre in cornice nel presepe, a fare spazio ai pastori che si affollavano curiosi in una notte come mille altre, senza sapere chi li avesse invitati a quella che sarebbe stata ricordata nei secoli come  la piu` bella notte del mondo? Nessuno parlava, ma quelli che sentivano con le orecchie del cuore ascoltavano i cori degli angeli, un concerto di Natale. “Pace in terra agli uomini che Dio ama”, cantavano  con tutto il fiato che avevano in gola. Un augurio che i suoi piccoli figli ancora sentono e credono. Un augurio per tutti, perche` tutti sono amati dal Padre dell’amore.  

 

Le voci dei pastori gia` si disperdevano tra le colline cercando l’alba, mentre la mamma di Gesu` era indaffarata ad impacchettare  le sue cose per tornarsene in fretta tra le colline di Nazareth, quando i re Magi avevano bussato, impolverati e stanchi. Tre facce, tre razze, una sola luce negli occhi: la stella che seguivano in un viaggio partito dal cuore e arrivato al presepe. Maria aveva spalancato la bocca dalla sorpresa ed il cuore dalla gioia. Ora era certa di non essere l’unica a credere nelle stelle. Avevano con se` regali importanti: oro, argento e mirra. Regali che i bimbi poveri manco sanno cosa siano.  A loro basta una fetta di pane e una bibita per essere felici il giorno del compleanno.

Sparirono cosi` come erano arrivati, dicendo a Giuseppe di guardarsi le spalle e scappare: re Erode cercava il bambino, per buttarlo fuori dalla porta della vita. Gesu` era appena nato e gia` era di troppo in un mondo in cui i piccoli e i poveri stanno sotto la tavola a nutrirsi di briciole, brutti come un mal di pancia per i ricchi che li vorrebbero invisibili.  Ma Gesu` rimane li`, sotto la tavola di tutti gli imperi finanziari e politici a indicare dal silenzio della mangiatoia che qualcosa non va, nel profondo. Le briciole resteranno briciole, i politici rimarranno casta ed il sistema finanziario rimarra` ingiusto  finche` vi sara` crisi dell’anima, di quella stanzetta che ci sta dentro, dove si trova la verita`di ciascuno, ma che pochi hanno il coraggio di visitare, e ancora meno hanno la voglia di abitare. La stanzetta che fa la differenza tra i tanti re Erode e i sempre piu` rari re Magi. I re di se stessi l’hanno messa in affitto, venduta o abbandonata, i giusti seguono instancabili  la stella per trovare il luogo ove Dio ha preso dimora. Giuseppe ascolta i propri sogni per entrarvi. Giuseppe e` un giusto e fa la cosa giusta.  Prende in fretta il bambino e la madre ed e` gia` lontano, rifugiato ed extracomunitario, in un paese straniero con la sua famiglia, ancora piu` sotto la tavola del mondo.

 

Penso a questo papa`, a quel lungo viaggio a piedi: ogni passo una domanda, mille passi nessuna risposta. “Chi sei?”,  avra` pensato, guardando quel piccolo Gesu` tra le braccia della mamma. Cosi` minuscolo, gli stava cambiando la vita senza chiederne permesso. Forse avrebbe preferito il figlio cresciuto nei suoi sogni, quando ancora pensava a Maria con un figlio che non gli somigliava affatto. Era stata una grande prova d’amore quella di cambiare parere per essere d’accordo con lei, e non abbandonarla.

“Chi sei?”. Come tante mamme e papa`, Giuseppe non sa che quella domanda rimarra` sospesa fino alla fine, quando Natale e Pasqua si daranno la mano. Ma lui non ci sara` a sentire la risposta. Anche questo fa parte del generare vita.

“Chi sei?”. E` la domanda che rivolgo a te. A volte mi sembra di conoscerti e mi vai bene cosi`, altre ti vorrei diverso, a riflettere il bambino dei desideri, quello dei miei sogni. “Figlio, chi sei?”. Guardati dentro e faccelo sapere. Come Gesu` bambino, hai a disposizione una vita per scoprirlo ed il tempo che ti sara`dato per esserlo. Forse non farai in tempo a raccontarcelo, ma se non sarai te stesso, chi lo sara` per te? Prego il Padre dell’amore di non desiderare per te niente più di ciò che tu dovrai diventare. Prendi pure il rischio di disobbedire a noi tuoi genitori, pur di non tradire la vita che vuole tu sia cio` che sei, te stesso. Non ti preoccupare della polvere che solleverai nella tua ricerca, anch’essa fa parte del cammino. Alla fine della strada non ti si chiedera`: “Sei stato come quel santo o come quel grande della storia?”. Ti si chiedera`, invece: “Sei stato Elia?”.  

Quando sento dire che babbo natale e` il protagonista di queste feste, mi prende un brivido alla schiena.

 

Non per caso, tutto cio` avvenne tra i campi di grano e i frantoi di un paese di quattro case in fila lungo una strada di polvere e pietre, dal nome incredibilmente bello. Betlemme, la “casa del pane”. Nascere nella casa del pane e` come nascere in una panetteria, tra il profumo di pane cotto ed il tepore del forno acceso. E` come essere un pezzo di pane, croccante fuori, caldo dentro, profumato di sole e spighe mature, buono da mangiare. Forse e` per questo che, una volta cresciuto, Gesu` non smetteva di parlare di grano, lievito e pane. Anzi adorava spezzarlo. Era il suo trucco preferito per moltiplicarlo e sfamare tutti. A volte, forse ricordando dove era nato,  diceva di essere lui stesso un pezzo di pane, pane di vita. Chi da` la vita  e` una fetta di pane mangiata, masticata, digerita. Niente, piu` di un figlio come te, mi costringe a distogliere lo sguardo da me stesso per rispondere ai tuoi pianti. La pappa, il pannolino, la nanna, costringono giocoforza ad uscire dall’eterna adolescenza di Peter Pan e farsi mangiare, diventando adulti. E` la verita` vissuta dalle madri.  Le nostre madri conoscono questa strada, per la vita che e` uscita dal loro ventre e che si e` nutrita al loro seno.

 

La luce delle stelle sbiadisce nell’alba e i pastori contano le pecore prima di guidarle ai pascoli. Possa tu provare nostalgia del Natale di Gesu`, quando sarai grande. Con i Magi, possa tu guardare oltre la piazza del paese dove babbo natale si e` tolto la barba finta, le luminarie si saranno spente e la gente avrà ripreso a fare le vasche in centro, nella buona stagione che viene. Guarda oltre, dove iniziano le piste sospese tra la terra ed il blu dei cieli. Possa tu percorrere la via tracciata lassu` in alto per te, come quel bambino, fino alla fine, quando tutto avra` inizio e sara` Natale per sempre.

Buon Natale, figlio mio.     Tuo papà

Nairobi, 25 dicembre 2008

 

 

 

 

Annunci

Commenti su: "Lettera di un padre al figlio di un anno" (2)

  1. Flavia ha detto:

    Queste parole mi hanno toccato profondo nel cuore. Ho 3 bambini, il più piccolo ha l\’età di Elia, e vorrei fare carne le parole di questa lettera, e desiderare per i miei figli e per tutti i bambini l\’augurio di queste parole.Grazie per averla condivisa! Flavia

  2. Claudio ha detto:

    Sono lieto con te, Flavia.Il papà che l\’ha scritta, da Nairobi dove vive con i suoi due cari, proprio ieri con loro mi ha fatto l\’emozionante sorpresa di venire a trovarmi a casa.Trasmetterò a lui il tuo pensiero. So che ne sarà lieto anche lui.Spero di sentirti presto. http://www.evangelizzando.net

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: