Toti tui

Archivio per aprile, 2009

La bellezza del Vangelo vissuto in Africa

Effathà è un sogno nato fondamentalmente da un disagio.

Ogni qualvolta predichiamo ciò che non viviamo concretamente ci sentiamo un po’ ipocriti. Vale per tutti, anche per noi del St. Martin.

Dire che il povero è una risorsa, porlo al centro della comunità, chiedere ad una famiglia di accogliere un bimbo di strada o un orfano e magari essere ringraziati perché quel bimbo, quel malato di aids o quel disabile ha cambiato loro la vita…beh non è facile, ci si vergogna un po’ in quanto non abbiamo fatto molto se non facilitare un processo e seguire la nostra filosofia, ma alla fine quel “povero” non rimane con noi, non siamo noi a doverlo accudire, pulire, nutrire, educare quotidianamente! Se da un lato ci faceva sentire bravi e fiduciosi rispetto alla strada intrapresa dall’altro ci pungolava come un tarlo e così abbiamo iniziato a chiederci come è possibile insistere con le comunità di porre al centro il povero e non farlo noi stessi? Se realmente pensiamo sia una risorsa perché non è parte concreta del quotidiano del St. Martin?

Così fin dal 2002 si è iniziato a porre le basi per quella che oggi è la comunità di Effatha. L’esperienza delle comunità dell’Arca fondate da Jean Vanier e presenti in tutti i continenti è stata la nostra ispirazione e guida. Luoghi ove persone disabili e non disabili decidono di condividere la quotidianità fatta di servizio, lavoro, accoglienza e preghiera.

È stato innanzi tutto un lavoro di formazione che ha seguito due strade: i libri di Jean Vanier che abbiamo letto e usato come materiale di riflessione durante i vari ritiri organizzati e offrendo esperienze residenziali di una o piu’ settimane allo staff del St. Martin presso comunità dell’Arca in Uganda specialmente, ma anche in Francia e in Bangladesh. Questi due percorsi hanno fatto nascere il desiderio in alcuni di iniziare una comunità anche qui a Nyahururu. Così  il sogno pian piano ha iniziato a prendere forma nel luglio del 2007 con la formazione di un comitato che con pazienza e costanza ha iniziato a “lavorare” per la sua concreta realizzazione coinvolgendo anche alcuni amici italiani che hanno appoggiato entusiasticamente questa iniziativa e sostenuto finanziariamente la costruzione degli ambienti.

Mentre crescevano le mura il comitato lavorava per dare contenuto al tutto. Si sono formati dei sotto comitati che hanno seguito nello specifico la scelta dei disabili, i lavori della struttura, le norme assicurative/legislative e la sensibilizzazione della comunità.

Scegliere 4 disabili su più di 1500 non è stato facile, come anche spiegare nelle varie comunità che cos’è Effathà. È stato un lavoro lungo e faticoso, ma fatto con serietà e onestà che è sfociato nella grande festa dell’11 gennaio 2009 quando 6 colleghi del St. Martin (Rachael, Margaret, don Gabriele, Wanjohi, Kariuki e Mark) hanno accolto ed iniziato a vivere insieme a 4 fratelli disabili (Musaa, Munyua, Susan e Paul) dando inizio a questa nuova avventura.

 

Effathà” è una parola biblica, che significa “apriti”!

È l’invito rivolto da Gesù al sordomuto nel Vangelo, ed è stata scelta come nome della Casa sulla base della convinzione che abbiamo tutti un gran bisogno di aprire il nostro cuore alla ricchezza nascosta nel cuore dei più deboli.

Ma Gesù dice: apriti! anche a ciascuno di noi. Non restare chiuso nella tua crisalide, sei molto di più di quello che fai vedere, riconosci le tue debolezze e sii il tuo miracolo!

“Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo e’ debole per confondere i forti” (1 Cor 1, 27). Chi meglio dei disabili può confonderci e squassare tutte le nostre sicurezze?

Questo è ciò che sogniamo possa diventare Effathà per la comunità di Nyahururu: un luogo di formazione permanente dei cuori.

Noi siamo fermamente convinti che Dio ci chiama a creare luoghi d’amore dove la relazione con l’altro sia la peculiarità e il riconoscere le nostre debolezze sia più importante dell’essere riconosciuti in quanto “capaci di”. 

È nostra convinzione che mai come oggi ci sia bisogno di luoghi ove poter crescere spiritualmente ancor prima che intellettualmente. Per questo la casa offre la possibilità a tutti e specialmente ai giovani di poter fare un’esperienza di servizio e preghiera e i 4 “professori” (Munyua, Susan, Paul e Musaa) con il loro esempio insegnano ad amare senza aspettarsi nulla in cambio, a non giudicare nessuno a seconda del vestito, del titolo o altri stereotipi ma andando fiduciosi incontro all’altro sicuri che si prenderà cura di noi.

Munyua saluta sempre tutti almeno due volte, così come Musaa sorride a tutti indistintamente o Susan allunga la mano alla persona che è vicino a lei senza tenere in considerazione chi sia… Quante volte noi siamo in grado di fare altrettanto? Quante volte siamo in grado di creare spazi di non giudizio avvicinando l’altro senza preconcetti? Più spesso preferiamo scegliere con cura le persone con cui condividere le nostre storie e molte volte gioire per le gioie altrui ci è difficile. Effathà aiuta a sviluppare un cuore aperto ad amare.

In questi due mesi già 4 giovani di Nyahururu sono venuti a passare due settimane di servizio e preghiera. Uno di loro ha deciso di fermarsi per un anno.

Altra speranza che poniamo in questa esperienza è che possa diventare un luogo per “sintonizzarsi” con il buon Dio.

Al mattino e dopo cena ci si ritrova per la preghiera. Si accende una candela, si espone il santissimo e ci si siede sui tappeti. Tra una preghiera e l’altra si intona un mottetto di Taizè, ad un certo punto Susan alza lo sguardo verso Gabriele:

“Susan” dice gabri “vuoi pregare?”

Susan china la testa concentrandosi. Dopo un certo tempo rialza la testa sorridendo a Gabriele e il canto riprende….

L’adorazione è una preghiera semplice che consente a tutti, anche a chi ha un ritardo mentale, di entrare in intimità con il Signore per questo abbiamo scelto questo modo di pregare.

 “Ti benedico o Padre perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate hai piccoli” (Mt 11,25)

La nostra razionalità di adulti non ci consente di “ciucciare” al seno di Dio senza aspettarsi altro che esserne nutriti, non ci permette di rimanere tra le Sue braccia solo per esserne coccolati come fa un bimbo con la sua mamma. Per questo stando a fianco di chi ha un ritardo mentale ci insegna la semplicità, l’intimità e l’affidamento totale al buon Dio sicuri che si prenderà cura di noi perché ci ama così come siamo.

Per questo siamo fiduciosi che Effathà possa diventare un luogo privilegiato per entrare in relazione profonda con il Signore e riflettere sulle nostre vite nel silenzio della preghiera o nella condivisione quotidiana con il disabile.

Infine ciò che desideriamo è che possa diventare un luogo aperto all’incontro e dove celebrare la vita.

Questa è sicuramente una peculiarità della comunità da quando e’ stata aperta. Infatti, in questi pochi mesi, già più di 500 persone sono passate: chi per un paio d’ore e chi per alcuni giorni. Sono i visitatori del St.Martin, i giovani di Nyahururu, i pastori delle varie chiese protestanti, i sacerdoti delle parrocchie limitrofe e sorelle delle varie congregazioni. L’incontro permette innanzitutto di comprendere meglio cosa sia Effathà, arricchisce reciprocamente i protagonisti dello stesso ed è occasione per far festa assieme.

Per il futuro sogniamo possa divenire luogo privilegiato per le famiglie con bimbi disabili ove possano sentirsi a casa organizzando training di formazione, ma anche, perché no, gruppi di riflessione rispetto ai vari problemi legati alla disabilità. Per questo è in fase finale di costruzione un dormitorio diviso in due con 10 letti ciascuno e uno spazio dove poter cucinare.

La prima settimana di Maggio, infine, partiremo anche con il “day care”. L’obiettivo finale è quello di iniziare un laboratorio che possa, tra l’altro, aiutare nelle spese che la casa inevitabilmente richiede. Per ora abbiamo individuato 4 giovani disabili che si uniranno durante il giorno ai 4 residenti. I primi di aprile andremo a visitarli nelle loro case, successivamente faremo una riunione con i loro famigliari e, se Dio vorrà, a maggio inizieremo pian piano a conoscerci e a scoprire cosa poter fare assieme.

 

 

Munyua ripete spesso, in kikuyu: “io sto qui, appartengo a questo posto”. Ecco cosa sogniamo per Effathà: che tutti coloro che ne verranno in contatto possano sentirsi parte di un cammino e, mettendosi in gioco, scoprire un po’ di se stessi.

 

 

L’Arche “Effatha’” Kenya

 

saintmartin@africaonline.co.ke

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