Toti tui

di Raffaella Forin

VICENZA
(25 dicembre) – È una "lettera" speciale quella scritta per Babbo
Natale da Giovanni, 22 anni di Solagna. Una lettera intensa, dura nella
sua drammaticità e nel suo disarmante realismo, messa nero su bianco da
una stanza dell’ospedale dove si trova dopo che, poche settimane fa,
gli è stata diagnosticata la malattia per la quale necessita di un
trapianto di midollo. Chiede di poter continuare a vivere facendosi
portavoce di tutti i suoi "compagni di sventura" come li definisce. Una
speranza subordinata ad un semplice gesto di generosità delle persone.

Leggo uno dei miei libri preferiti. È una raccolta dei detti del
Buddha e la strofa di oggi recita "Non minimizzare una buona azione,
non pensare che non avrà conseguenze. Una goccia dopo l’altra riempie
la brocca, la serenità a poco a poco si accumula in una mente
consapevole". Leggo questo mentre, in una asettica stanza di ospedale,
guardo quattro flebo che gocciolano vita nei corpi di quattro compagni
di sventura. Uno sembrerebbe essere il mio. Guardo alcune foto di
qualche mese fa. Questo corpo, sorridente, ammicca dalla cima di uno
dei picchi delle creste di San Giorgio, itinerario alpinistico che va
da Solagna a Camposolagna. E devo chiedermelo: come mai? Ti hanno
diagnosticato una malattia rara, Giovanni, e piano piano il tuo midollo
osseo sta morendo. Il tuo sangue è sempre più povero di globuli rossi,
bianchi e piastrine. Quindi non puoi più fare sforzi fisici, perché
affatichi il cuore, in ogni caso vai in affanno e ti manca l’aria; non
puoi nemmeno rischiare di prendere una botta o di tagliarti, ne
moriresti dissanguato, oppure di emorragia interna; non puoi, infine,
correre il minimo rischio di infezione, essendo che le tue difese
immunitarie sono praticamente azzerate: niente cibi normali, niente
strette di mano, abbracci, baci, niente luoghi pubblici o treni, niente
che non sia sterile.

Plic. Plic. Plic. Sangue altrui gocciola nelle mie vene, sangue che mi
tiene vivo e che alimenta il fuoco delle mie domande. E tu, Giovanni,
hai la speranza di trovare del midollo osseo compatibile? Mediamente le
probabilità sono uno a centomila, lo sai. Poi come se non bastasse hai
voluto fare l’anticonformista ed hai un “codice di compatibilità” molto
raro. Nel letto accanto al tuo un ragazzo di 19 anni trattiene le
lacrime mentre l’ennesimo esame richiede il suo tributo. Sarò schietto
dicendo che non ci sono abbastanza persone, tra “voi”, disposte a dare
un po’ di loro per tenere in vita “noi”. È pazzesco, a 22 anni, fare i
conti con la morte. Ma basta fare un giro in pediatria per vedere di
peggio. Insomma, per farla breve, se centomila di “voi” si iscrivessero
al registro donatori, probabilmente troverei una persona compatibile
con me. E se quegli stessi centomila donassero anche una sacchetta di
sangue, nessuno di noi dovrebbe più sperare negli avanzi di altri
ospedali.

Poi, stanco, Giovanni, decidi di alzarti e di fare due passi in
corridoio. Quanti come te incontri? Quante teste con i capelli radi o
scomparsi, quante gote scavate, quanti occhi affossati? Centomila per
ognuno di loro. Quanti come te muoiono ogni giorno semplicemente perché
il loro centomillesimo, il loro uomo-medicina, non sa di esserlo? Ti
ricordi quando ti hanno fatto l’esame del midollo osseo? Niente
anestesia, voglio sentire quanto male fa, quale sia il prezzo in dolore
della vita di un leucemico, di un talassemico, di un aplasico… E hai
concluso che non era nemmeno troppo salato, specie considerando che chi
dona in genere ha l’anestesia epidurale se non generale, e che in una
settimana il suo corpo rigenera tutto il midollo donato.

Non puoi guarire senza trapianto, ma puoi sperare di rimetterti, e se
ti rimetterai avrai ancora una decina di anni prima che le tue cellule
residue muoiano o impazziscano. Eh, ma in dieci anni salterà fuori il
tuo uomo-medicina. Forse. Il nostro futuro è nel corpo di qualcuno che
magari non sa nemmeno quale dono, quale potere abbia. Ho realizzato,
guardando il gocciolio della mia flebo, che quantità di persone muoia
per una ragione evitabilissima come il semplice non sapere. E quindi ho
deciso di prendere il coraggio a due mani e di dare testimonianza,
rendendo noto quanto sia facile salvare la vita a qualcuno. Se non vuoi
farlo, nessun rancore, ma la prossima volta che senti della tal persona
morta della tal malattia, abbi un po’ di rimorso. Spero che tu prenda
la strada più bella, spero che tu ti dia per amore di un perfetto
sconosciuto, amore dovuto ad un altro essere umano anche solo per
essere tale. Siate consapevoli, per favore».

(Fonte: Il Gazzettino, 25.12.2009)

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Commenti su: "Per Giovanni, 22 anni (e i molti come lui), perché splenda intensa la luce del Natale!" (1)

  1. Ciao Claudio passo subito a leggere il tuo intervento, perchè per postarlo deve essere per forza qualcosa d \’importante ……infatti non mi aspettavo una testimonianza così drammatica ma anche così lucida di questo giovane che continua a sperare incessantemente che da un momento all\’ altro salti fuori un uomo medicina o un midollo compatibile che possa aiutare lui e tanti giovani come lui…….ma ha ragione ad ammettere che magari ci sono persone che non sanno nemmeno che grande dono possono dare ……ma non sanno dove e come donare il proprio midollo…….. ….in alternativa che la LUCE del Natale lo avvolga e gli dia tanta forza non solo a lui ma anche ai suoi cari che lo assistono………..il miracolo più grande è la fede che aiuta a sopportare anche l\’ insopportabile e le preghiere di quanti credono possono aprire molte porte. Buon Natale

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