Toti tui

E` un Natale
all’italiana, di corsa, senza tempo, neppure per questa lettera scritta di
getto, senza pensarci troppo, in ritardo. Un lavoro che ti ruba le
ore del sonno e due figli piccoli sono sufficienti ad annullare il resto. Senza
meditazione al mattino e pausa pranzo, arrivi di fretta a sera.

Scappi a casa con una
valigia di pensieri. La lasci sulla soglia per riprenderla il giorno dopo, ma
ha le gambe e ti segue come un’ombra. Tempo fa straripava di volti e nomi di
bambini,  ora e` gonfia di storie di un
mondo adulto e malato.

Il lavoro nel carcere
minorile e` un albero cresciuto, 
ramificato in altri istituti per bambini, esteso nei servizi minorili
territoriali. Vi succedono un sacco di cose e l’esserci o meno, a volte, fa la
differenza fra speranza e disperazione.

Sono storie in cui non si
puo` entrare in punta di piedi. Sintomi duri di un disagio sommerso, vasto
quanto il degrado fisico e morale che schiaccia questa citta` dalle vite parallele,
fatta di scatole sigillate, accatastate una sull’altra, senza porte, ne`
finestre, in disordine.

Qui come da voi, siamo incastrati
in un sistema malato dove chi sta male e` la piaga sanguinante di un malessere
profondo. Il male essere fa star male, un male diffuso che si scatena seminando
altro dolore, dal carnefice alla vittima. A monte vi sta il sistema sballato che
permette ad entrambi di esistere.  

Inevitabilmente, l’ago
della bilancia per me si sta spostando dal bambino alla malattia che se lo mangia,
perche`, nella sua essenza ogni male e` frutto di una radice malata e
necessariamente condivisa.

I nostri bambini stanno
male perche` e` malato il villaggio in cui vivono, pallido il sole che lo
illumina, stanca la mano che coglie il grano per sfamarli, dure le pietre delle
colline dove giocano. E` narcisista la politica dalle parole stanche, sorde
come una campana fessa. Demente l’ economia ostinata nella mala spartizione di
una torta che appartiene a tutti. Vuota la religione scollata dalla vita,
violenta nei suoi radicalismi. Una malattia endemica, in
cui responsabilita` individuali e 
sociali si sommano.

Quando un uomo pecca
contro un bambino, e` un peccato commesso da tutti coloro che lo hanno permesso.
Quando una comunita` pecca contro i propri figli, e` un peccato di cui tutti devono
battersi il petto. Le storie che raccogliamo lo confermano senza sosta.

Un “buon samaritano” si
presenta alla stazione di polizia con un neonato. L’ha raccolto tra i rifiuti,
abbandonato, racconta. L’agente registra il caso e lo affida all’uomo fino a
che qualcuno non lo reclami. E` una pratica frequente ma illegale. Seguiamo il
caso, entrambi sono scomparsi. Dietro le quinte,  un traffico di bambini “trovati”, denunciati e
scomparsi, complice la polizia.Cosa rende possibile
l’assassinio della tenerezza e dell’innocenza?

Il capomastro di un
cantiere nella prigione minorile violenta una bambina ospite. Qualcuno tenta di
coprire l’accaduto, l’uomo esce di prigione. C’e` una giustizia ingiusta che
assolve il colpevole e condanna la vittima. Riapriamo il caso con un avvocato. Cosa nutre il mostro
dell’ingiustizia?

Un nostro volontario sfonda
la porta di una baracca per liberare un bambino rinchiusovi da due giorni. La
madre non si trova. Il giorno dopo, viene accusato dalla donna e arrestato per
rapimento. Chi fa le regole di un
gioco in cui chi si schiera con il debole diventa vittima a sua volta?

Durante una retata vengono
arrestate 7 ragazze tra i 10 e 15 anni. Dopo la scuola, vanno in centro.
Chiedono l’elemosina fino alle sette di sera, poi si prostituiscono. Le famiglie
ci vivono. Cosa rende l’abuso una necessita`?

Compiliamo una
valutazione semestrale degli interventi fatti in un’istituto per minori
identificando alcuni punti critici. Scoppia un putiferio, con il personale
governativo sul piede di guerra. Cosa rende impermeabili alla ragione e al
cambiamento?

Il direttore del Children
Department del Kenya ha nel cassetto una bozza per le riforme dei servizi
minorili nazionali. Un documento coperto di polvere e bucato nei contenuti.
Chiede una mano per una riaggiustata del testo. Mi mangio le ore della notte
cercando di infilarvi il meglio e altrettante ore del giorno per facilitare un
consenso tra i dirigenti del dipartimento. Cosa impigrisce la volonta` di chi
ha il potere per cambiare le cose?

Arrivo a sera con la valigia
dei pensieri colma di pezzi di questo mondo malato e una domanda: dove stanno
le radici della speranza? Elia mi sale in braccio e
vuole giocare.

Un figlio non chiede
permesso, si infila tra te e il tuo mondo facendosi spazio a gomitate
affettive. Gioca in un terreno affollato e costringe a scegliere perche` nella
vita non ci puo` stare tutto. Per accogliere bisogna fare spazio. Per fare
spazio bisogna scartare. Per scartare bisogna distinguere tra superfluo e
necessario. Cosi` si sceglie e agisce. Lascio perdere la lettera
ed esco con Elia. Succede di continuo. C’e`
un tempo per ogni cosa e non si delega per scegliere. Tocca a ciascuno. Chi non
lo fa ha gia` scelto. I passi brevi e incerti
di un figlio aiutano.

Giulia ha poco piu` di 100
giorni di vita. Mi guarda dritto negli occhi e sorride. Non c’e` pensiero
elaborato dicono, si tratta di contrazione dei muscoli facciali dicono. Dico
che i sorrisi hanno parole, come i silenzi. Quel sorriso mi accende il cuore e
fa fermare il tempo, come 100 notti fa quando quegli stessi occhi hanno visto
la luce, abbagliati dai neon della sala operatoria. I “se” che hanno
preceduto la sua nascita sono gocce di una storia incancellabile.Erano le 11 di sera.
Ancora mi stupisco di aver notato i piedi gonfi di Carla,  misurata la pressione, chiamato il medico, la
corsa all’ospedale… Il cordone ombelicale
attorno al collo avrebbe guastato il suo e nostro sogno.

Cio` in cui crediamo fa
la differenza tra provvidenza e casualita`. La nascita di Giulia e` gia` messa
in credito alla provvidenza, quella degli angeli custodi che venerano
l’innocenza.Quando mi si addormenta
tra le braccia mi porta con sé, mi fa volare in paradisi che non conosco tra misteri
d’angeli e sorrisi, a sentire la musica della vita.

L’abbandonarsi di Dio tra
le nostre braccia e` il suo segreto per portarci con sé, nel suo paradiso. E`
il nostro Natale. C’e` speranza.

Prima di addormentarsi,
Elia fa quattro salti sul letto per Gesu` poi mi abbraccia forte. E’ un momento
di grande tenerezza. Abbracciare ed essere abbracciato da un figlio, da Dio. E`
il nostro Natale. C’e` speranza.

Carla ed io siamo genitori
imperfetti, ma un abbraccio a quattro permette di fare punto e a capo, di
condividere la coperta anche quando e` corta, 
di capire la differenza tra l’essere solo e insieme, di volare anche quando
si e` appesantiti.  Sembra il miracolo
dei pani e dei pesci, un regalo di Natale. C’e` speranza.

E` il messaggio  per i genitori dei ragazzi quando vengono in
carcere. Cerchiamo di abbracciarli per come sono. Dopo aver scambiato
l’abbraccio, possiamo dire loro: “Portate un abbraccio e lasciatevi abbracciare
dai vostri figli, cosi` come siete”.

E` un ricordare che se un
piede e` nelle tenebre di una Gerusalemme vecchia e malata, l’altro e` nella
luce di Betlemme abbracciata dalla stella. Possibilita` di scelta
tra due citta` fragili ma divise, lontane nel loro essere. Il viaggio dall’una
all’altra e` possibile in ogni istante, ciascuno con il suo passo.

Solo le cose rimangono
intatte, immobili. Sopravvissute a certi momenti ne conservano i colori,
l’odore, la memoria. I figli cambiano, prendono altri colori, altri odori,
trasformano le memorie. Siamo tutti figli, per nove mesi portati in un ventre
gonfio, nutriti, cresciuti, anche se non necessariamente tutti amati. L’essere figli ci permette
di capire che Dio non ha finito, la creazione continua, il viaggio prosegue. C’e` speranza.

Fare un figlio significa credere
nella vita e trasferire speranza, da una vita all’altra. Dio ha un figlio. Ha
scommesso sulla vita e ha trasferito speranza. Le radici della speranza stanno
nel suo e nostro esserci. Abbracciare ed essere abbracciati. Portare ed essere
portati. Concedendoci il diritto ed il piacere di amare ed essere amati.

Buon Natale.

                                                                Nairobi,
Natale 2009

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