Toti tui

BUON ANNO NUOVO 2010!

LA BENEDIZIONE
DEI
GENITORI

Benedire, dal latino benedicere, significa dire bene, dire del bene, augurare il bene. E’ l’espressione
di una attesa, di una soddisfazione o di una riconoscenza.
Benedire evoca quindi qualcosa di positivo: un beneficio, un favore. Infatti,
l’uomo ha bisogno di felicità, di protezione, di salute, di riuscita nella
vita, ecc.

La Bibbia è ricca di benedizioni. Fin dall’ inizio Dio
benedice la sua creazione (Gn 5, 2) e il suo disegno è di benedire tutte le
nazioni della terra (Gn 12, 2-3). Questa benedizione di Dio al suo popolo
continua mediante il dono del suo Figlio (Lc 1,42 ; Mt 21, 19). Dunque,
origine e fonte di ogni benedizione è Dio, che è al di sopra di tutte le cose;
egli solo è buono (Mt 10, 18), ha fatto bene ogni cosa e vuole che tutte le sue
creature siano colme dei suoi benefici.

La benedizione si rivolge anzitutto a Dio per la sua bontà. Si tratta di lodi o di benedizione
ascendente.
Ma essa riguarda anche gli uomini che Dio protegge
e dei quali si prende cura con la sua Provvidenzza; e tutte le altre cose
create, la cui ricchezza e varietà sono messe da Dio a disposizione degli
uomini. E’ la benedizione discendente,
mediante la quale tutta la vita degli uomini può essere posta sotto lo sguardo
protettore e misericordioso di Dio.

Dio ha concesso, già fin dal principio, che specialmente i patriarchi, i
re, i sacerdoti, i leviti e i genitori innalzassero al suo nome lodi, e
trasmettessero benedizioni.
Oggi, in modo più particolare,
vescovi, sacerdoti e diaconi sono incarricati dalla Chiesa di invocare le
benedizioni divine sugli uomini. Ma lo sono anche i semplici battezzati, in
virtù del loro battesimo e della loro confermazione. Quando Dio benedice
direttamente o per mezzo di queste persone, sempre vengono assicurati il suo
aiuto, i suoi benefici, il suo sostegno, la prosperità e la sua protezione.
Per esempio, la benedizione paterna, fin dall’
antichità, ha sempre un influsso decisivo sul destino di chi ne è oggetto (cf
Gn 27; 48; 50, 24-25; Dt 33; 2Sm 23; 1Re 2; 2Re 13, 14s…).

La benedizione
risulta allora un aumento/incremento dei risultati, al di là di ogni legge
naturale, una       loro straordinaria
moltiplicazione.
Cioè, senza
benedizione ogni lavoro rende solo ciò che esso è naturalmente ritenuto capace
di dare, il suo frutto non viene moltiplicato; senza di essa, ogni
applicazione, organizzazione, costanza o perseveranza porta solo frutti
naturali. In altre parole, con la benedizione divina uno ha fecondità nelle sue
imprese e porta sempre frutti; i suoi sforzi e il suo lavoro sono sempre
coronati da successo: quindi, la benedizione produce miracoli e trascende ogni
situazione.

I gesti più
ordinari per benedire sono l’imposizione delle mani, il segno della croce e
l’aspersione con l’acqua benedetta (che ricorda il mistero pasquale e l’acqua
del battesimo).
Per evitare ogni
rischio di superstizione, ognuno di questi gesti rituali va accompagnato da una
preghiera o da una parola di Dio tratta dalle Sacre Scritture.

Nelle famiglie non si deve perdere la buona tradizione della benedizione
dei figli, soprattutto il primo giorno dell’ anno (capodanno). La benedizione
paterna è una cosa sacra e fonte inesauribile di grazie. Quando il papa non
vive più, la può dare la mamma o il fratello maggiore. Si tratta di un gesto di
amore da parte del padre e di un gesto di umiltà da parte dei figli.

Don Joseph Ndoum

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