Toti tui

Archivio per marzo, 2010

Economia e fraternità

Stefano Zamagni,  sul rapporto tra “Sviluppo economico e società civile* :
«Il perché dell’interesse che si è coagulato intorno a questo testo del Papa mi pare evidente, c’è infatti nell’enciclica il tentativo di rispondere così ad alcuni paradossi della nostra epoca. A questo proposito ne indicherò soltanto tre. Il primo è la bravura degli Stati occidentali a produrre ricchezza dinanzi all’incapacità di ridistribuirla. Il secondo riguarda la sottonutrizione a fronte di un sistema produttivo alimentare che – sono dati Fao – sarebbe teoricamente in grado di sfamare 12 miliardi di bocche. Il terzo è il cosiddetto paradosso della felicità di Easterlin, per cui oltre un certo innalzamento della soglia del reddito pro-capite gli indici di alcuni dati aggregati mostrano un incremento dell’infelicità».
Nell’enciclica, secondo Zamagni, è possibile trovare la risposta a
queste situazioni paradossali a partire da una triplice separazione che
il testo di Benedetto XVI evidenzia: «Quella tra sfera economica e sfera
sociale, tra lavoro e sorgente di ricchezza e tra mercato e
democrazia». «La prima separazione – ha detto Zamagni – ha portato a una
frattura insanabile tra efficienza e solidarietà trasformando, spesso,
il primo elemento in efficientismo e il secondo in assistenzialismo».
Il secondo iato è invece «il frutto colpevole di alcune teorie economiche che hanno sostituito il lavoro con l’attività finanziaria quale produttore di ricchezza conducendo a una riconfigurazione del profilo delle imprese, considerate non più associazioni finalizzate a un risultato ma merci esse stesse». «Infine – ha ripreso Zamagni – la separazione tra mercato e democrazia ha fatto sì che il mercato si creasse da solo le regole da rispettare».
Di fronte a questi dati di fatto, la “Caritas in veritate” fornisce alcune indicazioni decisive. «La prima – ha proseguito Zamagni – è il principio di fraternità che significa applicare il concetto di dono come reciprocità; ovvero un rapporto che aiuta il mercato a diventare uno strumento più inclusivo».
«La seconda indicazione riguarda la giustizia contributiva, in altre parole l’obbligo a contribuire al bene comune. Il terzo elemento – infine –è il bene comune stesso, inteso non come somma di beni individuali, ma come moltiplicazione degli stessi». «Per tutte queste ragioni – ha concluso Zamagni – la “Caritas in veritate” è uno dei pochi documenti della nostra epoca che si spinge a cercare le ragioni profonde del disagio di civiltà che ci riguarda».

9 marzo 2010

* da Romasette.it, nell’ultimo dei tre “Incontri in cattedrale” dedicati alla Caritas in veritate di Benedetto XVI nella cornice della basilica Lateranense

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