Toti tui

Archivio per settembre, 2010

Un libro “giovane” ;)

L’incontro di Benedetto XVI con i giovani nella cattedrale di Westminster

Sig. Uche,

Cari giovani amici,

grazie per il vostro caloroso saluto! "Il cuore parla al cuore" – cor ad cor loquitur
– come sapete. Ho scelto queste parole così care al Cardinal Newman
come tema della mia visita. In questi pochi momenti in cui stiamo
insieme desidero parlarvi dal cuore e chiedervi di aprire il vostro a
ciò che vi dirò.


Chiedo ad ognuno di voi, prima di tutto, di guardare dentro al proprio
cuore. Pensate a tutto l’amore, per ricevere il quale il vostro cuore è
stato creato e a tutto l’amore che esso è chiamato a donare. In fin dei
conti, siamo stati fatti per amare. Questo è ciò che la Bibbia intende
quando afferma che siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio: 
siamo stati fatti per conoscere il Dio dell’amore, il Dio che è Padre,
Figlio e Spirito Santo, e per trovare la nostra piena realizzazione in
quel divino amore che non conosce né inizio né fine.

Siamo stati fatti per ricevere amore e di fatto ne abbiamo. Ogni giorno
dovremmo ringraziare Dio per l’amore che abbiamo già ricevuto, per
l’amore che ci ha resi ciò che siamo, l’amore che ci ha mostrato cosa è
davvero importante nella vita. Dobbiamo ringraziare il Signore per
l’amore che abbiamo ricevuto dalle nostre famiglie, amici, insegnanti, e
da tutte quelle persone che nella vita ci hanno aiutato a comprendere
quanto siamo preziosi, ai loro occhi e agli occhi di Dio.

Siamo stati fatti anche per donare amore, per fare dell’amore
l’ispirazione di ogni nostra attività, la realtà più solida della nostra
vita. A volte ciò sembra tanto naturale, specialmente quando sentiamo
l’euforia dell’amore, quando i nostri cuori sono ricolmi di generosità,
di idealismo, del desiderio di aiutare gli altri, di costruire un mondo
migliore. Ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che amare è difficile: 
i nostri cuori possono facilmente essere induriti dall’egoismo,
dall’invidia e dall’orgoglio. La Beata Madre Teresa di Calcutta, la
grande Missionaria della Carità, ci ricordava che dare amore, amore puro
e generoso, è il frutto di una decisione quotidiana. Ogni giorno
dobbiamo scegliere di amare e ciò richiede un aiuto, l’aiuto che
proviene da Cristo, dalla preghiera, dalla saggezza che si trova nella
sua parola e dalla grazia che egli effonde su di noi nei sacramenti
della sua Chiesa.

Questo è il messaggio che desidero condividere con voi oggi. Vi chiedo
di guardare dentro il vostro cuore ogni giorno, per trovare la sorgente
di ogni amore autentico. Gesù è sempre là, aspettando tranquillamente
che possiamo raccoglierci con lui ed ascoltare la sua voce. Nel profondo
del vostro cuore egli vi chiama a trascorrere del tempo con lui nella
preghiera. Ma questo tipo di preghiera, la vera preghiera, richiede
disciplina:  richiede di trovare dei momenti di silenzio ogni giorno.
Spesso ciò significa attendere che il Signore parli. Anche fra le
occupazioni e lo stress della nostra vita quotidiana abbiamo bisogno di
dare spazio al silenzio, perché è nel silenzio che troviamo Dio, ed è
nel silenzio che scopriamo chi siamo veramente. E con ciò, scopriamo la
vocazione particolare che Dio ci ha dato per l’edificazione della sua
Chiesa e la redenzione del nostro mondo.

Il cuore parla al cuore. Con queste parole pronunciate dal mio cuore,
cari giovani amici, assicuro le mie preghiere per voi affinché le vostre
vite portino frutti abbondanti per la crescita della civiltà
dell’amore. Vi chiedo anche di pregare per me, per il mio ministero di
successore di Pietro, e per le necessità della Chiesa nel mondo. Su di
voi, sulle vostre famiglie ed i vostri amici, di cuore invoco da Dio
benedizioni di sapienza, gioia e pace.

(da: L’Osservatore Romano – 20-21 settembre 2010)

MESSAGGIO PER LA XXVI GMG



Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede


"Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7)

Cari amici,
ripenso
spesso alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney del 2008. Là
abbiamo vissuto una grande festa della fede, durante la quale lo Spirito
di Dio ha agito con forza, creando un’intensa comunione tra i
partecipanti, venuti da ogni parte del mondo. Quel raduno, come i
precedenti, ha portato frutti abbondanti nella vita di numerosi giovani e
della Chiesa intera. Ora, il nostro sguardo si rivolge alla prossima
Giornata Mondiale della Gioventù, che avrà luogo a Madrid nell’agosto
2011. Già nel 1989, qualche mese prima della storica caduta del Muro di
Berlino, il pellegrinaggio dei giovani fece tappa in Spagna, a Santiago
de Compostela. Adesso, in un momento in cui l’Europa ha grande bisogno
di ritrovare le sue radici cristiane, ci siamo dati appuntamento a
Madrid, con il tema: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col
2,7). Vi invito pertanto a questo evento così importante per la Chiesa
in Europa e per la Chiesa universale. E vorrei che tutti i giovani, sia
coloro che condividono la nostra fede in Gesù Cristo, sia quanti
esitano, sono dubbiosi o non credono in Lui, potessero vivere questa
esperienza, che può essere decisiva per la vita: l’esperienza del
Signore Gesù risorto e vivo e del suo amore per ciascuno di noi.

1. Alle sorgenti delle vostre più grandi aspirazioni
In
ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani sentono il
profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella
verità e nella solidarietà. Molti manifestano l’aspirazione a costruire
rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una
famiglia unita, a raggiungere una stabilità personale e una reale
sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice. Certamente,
ricordando la mia giovinezza, so che stabilità e sicurezza non sono le
questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì, la domanda del
posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i
piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù
rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande.
Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci
nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo.
Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza.
Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la
dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così
dire, "rinchiusi" dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire
all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo.
Ma credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre
all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane
desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego
sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta
solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo
è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi
altra cosa è insufficiente. Sant’Agostino aveva ragione: il nostro cuore
è inquieto sino a quando non riposa in Te. Il desiderio della vita più
grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua
"impronta". Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in
modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira
all’amore, alla gioia e alla pace. Allora comprendiamo che è un
controsenso pretendere di eliminare Dio per far vivere l’uomo! Dio è la
sorgente della vita; eliminarlo equivale a separarsi da questa fonte e,
inevitabilmente, privarsi della pienezza e della gioia: "la creatura,
infatti, senza il Creatore svanisce" (Con. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes,
36). La cultura attuale, in alcune aree del mondo, soprattutto in
Occidente, tende ad escludere Dio, o a considerare la fede come un fatto
privato, senza alcuna rilevanza nella vita sociale. Mentre l’insieme
dei valori che sono alla base della società proviene dal Vangelo – come
il senso della dignità della persona, della solidarietà, del lavoro e
della famiglia –, si constata una sorta di "eclissi di Dio", una certa
amnesia, se non un vero rifiuto del Cristianesimo e una negazione del
tesoro della fede ricevuta, col rischio di perdere la propria identità
profonda.

Per questo motivo, cari amici, vi invito a
intensificare il vostro cammino di fede in Dio, Padre del nostro Signore
Gesù Cristo. Voi siete il futuro della società e della Chiesa! Come
scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani della città di Colossi, è vitale
avere delle radici, della basi solide! E questo è particolarmente vero
oggi, quando molti non hanno punti di riferimento stabili per costruire
la loro vita, diventando così profondamente insicuri. Il relativismo
diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità,
né alcun punto di riferimento assoluto, non genera la vera libertà, ma
instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento. Voi giovani
avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti
fermi per fare le vostre scelte e costruire la vostra vita, come una
giovane pianta ha bisogno di un solido sostegno finché crescono le
radici, per diventare, poi, un albero robusto, capace di portare frutto.

2. Radicati e fondati in Cristo
Per
mettere in luce l’importanza della fede nella vita dei credenti, vorrei
soffermarmi su ciascuno dei tre termini che san Paolo utilizza in
questa sua espressione: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col
2,7). Vi possiamo scorgere tre immagini: "radicato" evoca l’albero e le
radici che lo alimentano; "fondato" si riferisce alla costruzione di
una casa; "saldo" rimanda alla crescita della forza fisica o morale. Si
tratta di immagini molto eloquenti. Prima di commentarle, va notato
semplicemente che nel testo originale i tre termini, dal punto di vista
grammaticale, sono dei passivi: ciò significa che è Cristo stesso che
prende l’iniziativa di radicare, fondare e rendere saldi i credenti.

La
prima immagine è quella dell’albero, fermamente piantato al suolo
tramite le radici, che lo rendono stabile e lo alimentano. Senza radici,
sarebbe trascinato via dal vento, e morirebbe. Quali sono le nostre
radici? Naturalmente i genitori, la famiglia e la cultura del nostro
Paese, che sono una componente molto importante della nostra identità.
La Bibbia ne svela un’altra. Il profeta Geremia scrive: "Benedetto
l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un
albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le
radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti" (Ger 17,7-8).
Stendere le radici, per il profeta, significa riporre la propria
fiducia in Dio. Da Lui attingiamo la nostra vita; senza di Lui non
potremmo vivere veramente. "Dio ci ha donato la vita eterna e questa
vita è nel suo Figlio" (1 Gv 5,11). Gesù stesso si presenta come nostra vita (cfr Gv
14,6). Perciò la fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è
anzitutto una relazione personale con Gesù Cristo, è l’incontro con il
Figlio di Dio, che dà a tutta l’esistenza un dinamismo nuovo. Quando
entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo ci rivela la nostra
identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in
pienezza. C’è un momento, da giovani, in cui ognuno di noi si domanda:
che senso ha la mia vita, quale scopo, quale direzione dovrei darle? E’
una fase fondamentale, che può turbare l’animo, a volte anche a lungo.
Si pensa al tipo di lavoro da intraprendere, a quali relazioni sociali
stabilire, a quali affetti sviluppare… In questo contesto, ripenso alla
mia giovinezza. In qualche modo ho avuto ben presto la consapevolezza
che il Signore mi voleva sacerdote. Ma poi, dopo la Guerra, quando in
seminario e all’università ero in cammino verso questa meta, ho dovuto
riconquistare questa certezza. Ho dovuto chiedermi: è questa veramente
la mia strada? È veramente questa la volontà del Signore per me? Sarò
capace di rimanere fedele a Lui e di essere totalmente disponibile per
Lui, al Suo servizio? Una tale decisione deve anche essere sofferta. Non
può essere diversamente. Ma poi è sorta la certezza: è bene così! Sì,
il Signore mi vuole, pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarLo,
nell’andare insieme con Lui divento veramente me stesso. Non conta la
realizzazione dei miei propri desideri, ma la Sua volontà. Così la vita
diventa autentica.

Come le radici dell’albero lo tengono
saldamente piantato nel terreno, così le fondamenta danno alla casa una
stabilità duratura. Mediante la fede, noi siamo fondati in Cristo (cfr Col
2,7), come una casa è costruita sulle fondamenta. Nella storia sacra
abbiamo numerosi esempi di santi che hanno edificato la loro vita sulla
Parola di Dio. Il primo è Abramo. Il nostro padre nella fede obbedì a
Dio che gli chiedeva di lasciare la casa paterna per incamminarsi verso
un Paese sconosciuto. "Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come
giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio" (Gc 2,23). Essere
fondati in Cristo significa rispondere concretamente alla chiamata di
Dio, fidandosi di Lui e mettendo in pratica la sua Parola. Gesù stesso
ammonisce i suoi discepoli: "Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e
non fate quello che dico?" (Lc 6,46). E, ricorrendo all’immagine
della costruzione della casa, aggiunge: "Chiunque viene a me e ascolta
le mie parole e le mette in pratica… è simile a un uomo che, costruendo
una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla
roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a
smuoverla perché era costruita bene" (Lc 6,47-48).

Cari
amici, costruite la vostra casa sulla roccia, come l’uomo che "ha
scavato molto profondo". Cercate anche voi, tutti i giorni, di seguire
la Parola di Cristo. Sentitelo come il vero Amico con cui condividere il
cammino della vostra vita. Con Lui accanto sarete capaci di affrontare
con coraggio e speranza le difficoltà, i problemi, anche le delusioni e
le sconfitte. Vi vengono presentate continuamente proposte più facili,
ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi danno
serenità e gioia. Solo la Parola di Dio ci indica la via autentica, solo
la fede che ci è stata trasmessa è la luce che illumina il cammino.
Accogliete con gratitudine questo dono spirituale che avete ricevuto
dalle vostre famiglie e impegnatevi a rispondere con responsabilità alla
chiamata di Dio, diventando adulti nella fede. Non credete a coloro che
vi dicono che non avete bisogno degli altri per costruire la vostra
vita! Appoggiatevi, invece, alla fede dei vostri cari, alla fede della
Chiesa, e ringraziate il Signore di averla ricevuta e di averla fatta
vostra!

3. Saldi nella fede
Siate "radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7). La Lettera da
cui è tratto questo invito, è stata scritta da san Paolo per rispondere
a un bisogno preciso dei cristiani della città di Colossi. Quella
comunità, infatti, era minacciata dall’influsso di certe tendenze
culturali dell’epoca, che distoglievano i fedeli dal Vangelo. Il nostro
contesto culturale, cari giovani, ha numerose analogie con quello dei
Colossesi di allora. Infatti, c’è una forte corrente di pensiero
laicista che vuole emarginare Dio dalla vita delle persone e della
società, prospettando e tentando di creare un "paradiso" senza di Lui.
Ma l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un "inferno":
prevalgono gli egoismi, le divisioni nelle famiglie, l’odio tra le
persone e tra i popoli, la mancanza di amore, di gioia e di speranza. Al
contrario, là dove le persone e i popoli accolgono la presenza di Dio,
lo adorano nella verità e ascoltano la sua voce, si costruisce
concretamente la civiltà dell’amore, in cui ciascuno viene rispettato
nella sua dignità, cresce la comunione, con i frutti che essa porta. Vi
sono però dei cristiani che si lasciano sedurre dal modo di pensare
laicista, oppure sono attratti da correnti religiose che allontanano
dalla fede in Gesù Cristo. Altri, senza aderire a questi richiami, hanno
semplicemente lasciato raffreddare la loro fede, con inevitabili
conseguenze negative sul piano morale.

Ai fratelli contagiati da
idee estranee al Vangelo, l’apostolo Paolo ricorda la potenza di Cristo
morto e risorto. Questo mistero è il fondamento della nostra vita, il
centro della fede cristiana. Tutte le filosofie che lo ignorano,
considerandolo "stoltezza" (1 Cor 1,23), mostrano i loro limiti
davanti alle grandi domande che abitano il cuore dell’uomo. Per questo
anch’io, come Successore dell’apostolo Pietro, desidero confermarvi
nella fede (cfr Lc 22,32). Noi crediamo fermamente che Gesù
Cristo si è offerto sulla Croce per donarci il suo amore; nella sua
passione, ha portato le nostre sofferenze, ha preso su di sé i nostri
peccati, ci ha ottenuto il perdono e ci ha riconciliati con Dio Padre,
aprendoci la via della vita eterna. In questo modo siamo stati liberati
da ciò che più intralcia la nostra vita: la schiavitù del peccato, e
possiamo amare tutti, persino i nemici, e condividere questo amore con i
fratelli più poveri e in difficoltà.

Cari amici, spesso la Croce
ci fa paura, perché sembra essere la negazione della vita. In realtà, è
il contrario! Essa è il "sì" di Dio all’uomo, l’espressione massima del
suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Infatti, dal
cuore di Gesù aperto sulla croce è sgorgata questa vita divina, sempre
disponibile per chi accetta di alzare gli occhi verso il Crocifisso.
Dunque, non posso che invitarvi ad accogliere la Croce di Gesù, segno
dell’amore di Dio, come fonte di vita nuova. Al di fuori di Cristo morto
e risorto, non vi è salvezza! Lui solo può liberare il mondo dal male e
far crescere il Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti
aspiriamo.

4. Credere in Gesù Cristo senza vederlo
Nel
Vangelo ci viene descritta l’esperienza di fede dell’apostolo Tommaso
nell’accogliere il mistero della Croce e Risurrezione di Cristo. Tommaso
fa parte dei Dodici apostoli; ha seguito Gesù; è testimone diretto
delle sue guarigioni, dei miracoli; ha ascoltato le sue parole; ha
vissuto lo smarrimento davanti alla sua morte. La sera di Pasqua il
Signore appare ai discepoli, ma Tommaso non è presente, e quando gli
viene riferito che Gesù è vivo e si è mostrato, dichiara: "Se non vedo
nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei
chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo" (Gv 20,25).

Noi
pure vorremmo poter vedere Gesù, poter parlare con Lui, sentire ancora
più fortemente la sua presenza. Oggi per molti, l’accesso a Gesù si è
fatto difficile. Circolano così tante immagini di Gesù che si spacciano
per scientifiche e Gli tolgono la sua grandezza, la singolarità della
Sua persona. Pertanto, durante lunghi anni di studio e meditazione,
maturò in me il pensiero di trasmettere un po’ del mio personale
incontro con Gesù in un libro: quasi per aiutare a vedere, udire,
toccare il Signore, nel quale Dio ci è venuto incontro per farsi
conoscere. Gesù stesso, infatti, apparendo nuovamente dopo otto giorni
ai discepoli, dice a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie
mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere
incredulo, ma credente!" (Gv 20,27). Anche a noi è possibile
avere un contatto sensibile con Gesù, mettere, per così dire, la mano
sui segni della sua Passione, i segni del suo amore: nei Sacramenti Egli
si fa particolarmente vicino a noi, si dona a noi. Cari giovani,
imparate a "vedere", a "incontrare" Gesù nell’Eucaristia, dove è
presente e vicino fino a farsi cibo per il nostro cammino; nel
Sacramento della Penitenza, in cui il Signore manifesta la sua
misericordia nell’offrirci sempre il suo perdono. Riconoscete e servite
Gesù anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che sono in difficoltà e
hanno bisogno di aiuto.

Aprite e coltivate un dialogo personale
con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo mediante la lettura dei Vangeli
e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in colloquio con Lui
nella preghiera, dategli la vostra fiducia: non la tradirà mai! "La fede
è innanzitutto un’adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato" (Catechismo della Chiesa Cattolica,
150). Così potrete acquisire una fede matura, solida, che non sarà
fondata unicamente su un sentimento religioso o su un vago ricordo del
catechismo della vostra infanzia. Potrete conoscere Dio e vivere
autenticamente di Lui, come l’apostolo Tommaso, quando manifesta con
forza la sua fede in Gesù: "Mio Signore e mio Dio!".

5. Sorretti dalla fede della Chiesa, per essere testimoni
In quel momento Gesù esclama: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" (Gv
20,29). Egli pensa al cammino della Chiesa, fondata sulla fede dei
testimoni oculari: gli Apostoli. Comprendiamo allora che la nostra fede
personale in Cristo, nata dal dialogo con Lui, è legata alla fede della
Chiesa: non siamo credenti isolati, ma, mediante il Battesimo, siamo
membri di questa grande famiglia, ed è la fede professata dalla Chiesa
che dona sicurezza alla nostra fede personale. Il Credo che
proclamiamo nella Messa domenicale ci protegge proprio dal pericolo di
credere in un Dio che non è quello che Gesù ci ha rivelato: "Ogni
credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso
credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia
fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri" (Catechismo della Chiesa Cattolica,
166). Ringraziamo sempre il Signore per il dono della Chiesa; essa ci
fa progredire con sicurezza nella fede, che ci dà la vera vita (cfr Gv 20,31).

Nella
storia della Chiesa, i santi e i martiri hanno attinto dalla Croce
gloriosa di Cristo la forza per essere fedeli a Dio fino al dono di se
stessi; nella fede hanno trovato la forza per vincere le proprie
debolezze e superare ogni avversità. Infatti, come dice l’apostolo
Giovanni, "chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il
Figlio di Dio?" (1 Gv 5,5). E la vittoria che nasce dalla fede è
quella dell’amore. Quanti cristiani sono stati e sono una testimonianza
vivente della forza della fede che si esprime nella carità: sono stati
artigiani di pace, promotori di giustizia, animatori di un mondo più
umano, un mondo secondo Dio; si sono impegnati nei vari ambiti della
vita sociale, con competenza e professionalità, contribuendo
efficacemente al bene di tutti. La carità che scaturisce dalla fede li
ha condotti ad una testimonianza molto concreta, negli atti e nelle
parole: Cristo non è un bene solo per noi stessi, è il bene più prezioso
che abbiamo da condividere con gli altri. Nell’era della
globalizzazione, siate testimoni della speranza cristiana nel mondo
intero: sono molti coloro che desiderano ricevere questa speranza!
Davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro, morto da quattro giorni, Gesù,
prima di richiamarlo alla vita, disse a sua sorella Marta: "Se crederai,
vedrai la gloria di Dio" (cfr Gv 11,40). Anche voi, se
crederete, se saprete vivere e testimoniare la vostra fede ogni giorno,
diventerete strumento per far ritrovare ad altri giovani come voi il
senso e la gioia della vita, che nasce dall’incontro con Cristo!

6. Verso la Giornata Mondiale di Madrid
Cari
amici, vi rinnovo l’invito a venire alla Giornata Mondiale della
Gioventù a Madrid. Con gioia profonda, attendo ciascuno di voi
personalmente: Cristo vuole rendervi saldi nella fede mediante la
Chiesa. La scelta di credere in Cristo e di seguirlo non è facile; è
ostacolata dalle nostre infedeltà personali e da tante voci che indicano
vie più facili. Non lasciatevi scoraggiare, cercate piuttosto il
sostegno della Comunità cristiana, il sostegno della Chiesa! Nel corso
di quest’anno preparatevi intensamente all’appuntamento di Madrid con i
vostri Vescovi, i vostri sacerdoti e i responsabili di pastorale
giovanile nelle diocesi, nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni
e nei movimenti. La qualità del nostro incontro dipenderà soprattutto
dalla preparazione spirituale, dalla preghiera, dall’ascolto comune
della Parola di Dio e dal sostegno reciproco.

Cari giovani, la
Chiesa conta su di voi! Ha bisogno della vostra fede viva, della vostra
carità creativa e del dinamismo della vostra speranza. La vostra
presenza rinnova la Chiesa, la ringiovanisce e le dona nuovo slancio.
Per questo le Giornate Mondiali della Gioventù sono una grazia non solo
per voi, ma per tutto il Popolo di Dio. La Chiesa in Spagna si sta
preparando attivamente per accogliervi e vivere insieme l’esperienza
gioiosa della fede. Ringrazio le diocesi, le parrocchie, i santuari, le
comunità religiose, le associazioni e i movimenti ecclesiali, che
lavorano con generosità alla preparazione di questo evento. Il Signore
non mancherà di benedirli. La Vergine Maria accompagni questo cammino di
preparazione. Ella, all’annuncio dell’Angelo, accolse con fede la
Parola di Dio; con fede acconsentì all’opera che Dio stava compiendo in
lei. Pronunciando il suo "fiat", il suo "sì", ricevette il dono
di una carità immensa, che la spinse a donare tutta se stessa a Dio.
Interceda per ciascuno e ciascuna di voi, affinché nella prossima
Giornata Mondiale possiate crescere nella fede e nell’amore. Vi assicuro
il mio paterno ricordo nella preghiera e vi benedico di cuore.

Dal Vaticano, 6 agosto 2010, Festa della Trasfigurazione del Signore.

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