Toti tui

(dopo un bel po’ di tempo, questo piccolo spazio riprende a pubblicare qualcosa; spero sia utile)

Scrive sr E. C., clarissa:

“Sono una cercatrice, mendicante di Luce …

Stamane mi chiedevo: cosa celebriamo nell’Ufficio Divino? Che il Crocifisso è risorto! E noi siamo come portati dentro a quest’unico, irrepetibile, mistero pasquale. Entriamo nel tempo di Dio, dove Cristo è  l’Agnello immolato.
Ciò non significa altro che questo: tutta la mia realtà, che sta dentro il corpo mistico di Cristo, partecipa all’evento di morte e risurrezione di Cristo, entra dentro questa dinamica pasquale.
Allora, ad esempio, se sto attraversando una fatica, o se porto nel cuore la sofferenza dei miei fratelli, la preghiera sarà un lasciare che tutto ciò venga assunto nella morte e risurrezione di Cristo. Che, tradotto, significa fare mia la logica pasquale, quell’ accettare di morire a me stessa, alla mia logica umana, nella certezza che questa morte è già risurrezione, vita nuova.
Mi viene in mente il “nada” di san Giovanni della Croce, quel nulla che apre al “tutto”. Quel riconoscere che è Lui che opera tutto!”

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